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Autore incerto (Platone?)
L'Assioco

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IX.

 

ASSIOCO È vero, o Socrate: della bigoncia da quell'ora in poi io ne ebbi assai, e nulla parve a me più essere gravoso, che il mischiarsi del reggimento della città. Ciò sanno quelli che ci sono dentro; perocché tu parli così, come un che guarda di lungi. Ciò bene sappiamo noi, che ne abbiamo esperienza.

Il popolo, Socrate mio caro, è ingrato, è volubile, è crudele, maligno, è sciocco: egli è tutto un'accozzaglia di plebe; garrulo, violento; e chi a lui si accosta, molto è miserabile più di lui.

SOCRATE Or se l'arte più liberale tu reputi sia la più abominabile, che penseremo noi, o Assioco, delle altre discipline? non sono elle da schivare?

Io una volta udii anco dire a Prodico, che la morte non è né con i vivi, né con i morti.

ASSIOCO Come di' tu, o Socrate?

 

 




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