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| Autore incerto (Platone?) L'Assioco IntraText CT - Lettura del testo |
Oltre a ciò sappi che molte sono e belle le ragioni, le quali mostrano la immortalità dell'anima. Conciossiaché natura mortale non si sarebbe levata mai a cotanta grandezza, che disprezzare potesse le forze delle soperchianti belve, e trapassare i profondi pelaghi, edificare città, instituire repubbliche, e contemplare il cielo, e intendere i rivolgimenti degli astri e i corsi del sole e della luna, i nascondimenti e le preste riapparizioni, i nascimenti e i tramonti, gli equinozii e i solstizii, le nimbose pleiadi, i venti di verno e di estate, e il rovinìo delle piogge e la furia delle tempeste e le rapine degli spaventosi turbini, e dei mutamenti del mondo perpetua ricordanza tramandare ai futuri, se alcuno divino spirito non abitasse veracemente nell'anima, per il quale potesse ella avere intelletto e conoscimento di sì grandi cose. Per tanto, non a morte, ma sì alla immortalità ne vai, o Assioco; e non sarai privato dei beni, ma sì tu n'avrai pieno godimento; e i piaceri non ti saranno attossicati dalla natura mortale del corpo, ma saranno schietti di ogni dolore. Imperocché là tu perverrai, immantinenti che sarai liberato di cotesta carcere, dove non è travagli, né lamenti, né vecchiezza; ma sì una cotale vita è, serena, senza mali. E tu godendo ivi d'una quiete senza mutamento, contemplerai la universale natura; filosofando, non a sollazzo della moltitudine per fare di te bello vedere, ma sì per amore inverso alla verità viva e fiorente.
ASSIOCO Tu, o Socrate, con questo tuo ragionamento tratto mi hai nel sentimento contrario a quello che io aveva, sicché più non ho paura della morte, anzi io ne ho desiderio; e imitando i retori, per magnificare, dico a te che io mi sono incelato, e trascorro già le divine eternali vie, e sono rifatto della infermità mia, e sono rinnovellato.