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Autore incerto (Platone?)
L'Assioco

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I.

 

Uscito fuor di città mi misi in via verso al Cinosargo, e giunto che io fui allo Ilisso, sentii gridare: - Socrate, Socrate -. Perché io mi volsi intorno, guardando di dove venisse la voce; e vedo Clinia, il figliuolo di Assioco, che correva verso alla Bella Fontana con Damone il musico, e con Carmide, il figliuolo di Glaucone: l'uno maestro suo in musica; l'altro, un amico ch'egli molto avea caro. Io, dalla voglia di esser presto con loro, pensai, lasciando la via diritta, andare loro incontro.

E Clinia, tutto empiendosi di lacrime, disse:

- O Socrate, ora egli è tempo di mostrare quella sapienza della quale tu sempre hai predicato le laudi. Non sai? a mio padre, da alcuna ora in qua, sono subitamente venute meno tutte le forze sue, e già egli è al termine di sua vita, ed è in grande disperazione; comeché egli per lo innanzi ridesse di quelli che avean paura della morte e motteggiasseli dolcemente. Vieni tu, e, al solito, rincoramelo; acciocché egli senza fare lamento si avvii al suo fato, e io, come nell'altre cose, ancora in questa mostri essere figliuolo pietoso verso di lui.

SOCRATE Tu non chiederai a me, o Clinia, vanamente cosa niuna che sia giusta; questa poi è santa.

Affrettiamoci, via; ché, se egli è così veramente, s'ha a far presto.

CLINIA Solo a vedere te, o Socrate, starà meglio; perocché egli molte volte si è così riavuto di cotali accidenti.

 

 




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