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| Autore incerto (Platone?) L'Assioco IntraText CT - Lettura del testo |
SOCRATE Se vuoi un altro argomento, quello ti dirò raccontatomi da Gobria, un mago. Ei raccontò, al tempo del passaggio di Serse, il suo avolo, il quale aveva nome come lui, mandato a Delo a fine di guardare l'isola dove nati furono i due Iddii, da certe tavole di bronzo, che Opi ed Ecaergo ebbero portato seco dagli Iperborei, avere imparato che l'anima, immantinente che ella è deliberata dal corpo, ne va per certo sotterraneo cammino in un recondito luogo, dove è la reggia di Plutone, la quale non è meno dell'aula di Giove. Imperocché la terra è sperale, tenendo ella il mezzo del mondo, e un emisperio toccò in sorte ai celestiali Iddii, e l'altro agl'infernali Iddii; fratelli essendo questi infra loro, e quelli figliuoli dei fratelli.
I vestiboli per li quali si entra nella reggia di Plutone sono fortificati con serrami e chiavacce di ferro. Colui al quale è aperto, l'accoglie il fiume Acheronte: poi Cocìto. Passati i quali è necessario ch'egli sia menato al cospetto di Minosse e di Radamanto, in una pianura, la quale detta è luogo di verità. E quivi quelli siedono a giudici ed esaminano singolarmente coloro che pervengono laggiù, quale vita abbiano fatto e con quali desiderii abbiano abitato nel corpo. Non si può mentire. Tutti coloro nei quali, mentre furon vivi, spirò un buon demone, anderanno al luogo dei pii. Ivi le benigne stagioni portano ogni generazione di poma copiosamente, e scorrono fontane di chiare acque, e prati sono adorni di mirabile primavera, e conversazioni di filosofi, spettacoli di poeti, e circolari danze e soavissimi suoni, canti, e banchetti bellamente ordinati, e vivande le quali s'imbandiscon da sé graziosamente; niuno dolore, vita gioconda: perocché non è ivi crudo verno, né estate, ma sì molle aura spira, allegrata da dolce lume di sole. Quivi quelli iniziati possiedono più alto luogo e compiono le sante cerimonie. Come dunque non parteciperai tu primo di cotali onori, tu imparentato con gl'Iddii? Qui è fama che Ercole e Bacco, discendendo in inferno, preso avessero dalla dea Eleusinia fidanza per quel viaggio.
Quelli, per lo contrario, che ebbero scellerata la loro vita, saranno dalle Erinni giù per lo mezzo del Tartaro istrascinati nello Erebo e nel Caos.
Quivi è il luogo degli empii: quivi le sfondate urne delle Danaidi, e la sete di Tantalo, e il fegato di Tizio, e l'immane sasso di Sisifo; il travaglio del quale, finito che è, ricomincia; quivi, spaventose bestie circulambendoli e furie con faci senza mai posare avvampandoli, sostenendo ogni vilipendio sono crudelissimamente tormentati in eterno.