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| Platone Il Menone IntraText - Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
Capitolo
1 XXII(1) | volgarizzati, vol. II, p. 489.~ ~ 2 XXIV(2) | prudentia), νοῦς (mens), ἐπιστήμη (scientia) hanno 3 XXXIX(3)| αἰτίας λογισμῷ, cioè 4 XXIV(2) | intelligentia, prudentia), νοῦς (mens), ἐπιστήμη ( 5 XXXIX(3)| αἰτίας λογισμῷ, cioè causae ratiocinatione.~ 6 XXXVI | costoro, con il capo cosí abbaruffato, dirai tu esser maestri?~ 7 VI | ragionare, direbbe: - Noi ci abbattiamo pur sempre a cose molte, 8 XXVI | caso, né per alcuno che abbiagli donato; come, è poco, quell' 9 XXXIII | ogni Ateniese, par a te che abbialo però fatto piú virtuoso? 10 | abbiam 11 XXIII | poi niun bene è che non lo abbracci scienza, congetturando noi 12 I | si sia scasata di qua per accasarsi là da voi. Se dunque ti 13 XXVI | non abbiam fatto male ad accettare quel supponimento.~MENONE 14 XXVI | secondo il supponimento accettato, che, se scienza è la virtú, 15 | acciocché 16 XIII | città di cotali cose, t'acciufferebbero come un ammaliatore.~SOCRATE 17 XIII | e' mancò poco non me l'accoccassi.~MENONE Che di' tu, Socrate?~ 18 XXVIII | fa onore, e sa ricevere e accommiatare paesani e forestieri secondo 19 XXIX | dici tu; perché quei che acconciano scarpe vecchie e rattoppan 20 XXXV | virtú, se neanche in ciò si accordan seco medesimi?~MENONE Non 21 XLI | infiammati da Dio, dacché, niente accorgendosi di quel che vien fuori loro 22 XIV | ella ti s'abbatta, come t'accorgerai tu che quella che tu non 23 XV | dissi io che tu se' persona accorta, o Menone; ché dimandi a 24 XXVIII | perdizione, morte, a chi a loro s'accosta.~SOCRATE Come dici, Anito? 25 XXIX | guastando quei che se gli accostavano e peggiori rendendoli di 26 XIX | possiamo porre un altro accosto ed uguale? (BINC).~ ~SERVO 27 XXII(1) | ABCD è uguale al triangolo ACI. A rendere con chiarezza 28 XIV | Perché io udii uomini e donne addentro assai nelle cose degl'Iddii.~ 29 XXXII | alle quali avevalo bene addestrato egli, quanto virtuoso maestro 30 XIV | termine suo, ch'è ciò che s'addimanda morte, e or ella rinasce; 31 XLI | però, o Menone, conviene addimandare divini cotesti uomini, i 32 XI | modo, tu simigliantemente addimanderai virtú la sua?~MENONE No; 33 V | cosa. Vuoi il circolo? io l'addimanderei una figura, non la figura; 34 VIII | null'altro.~MENONE Cosí addimando io: credo avere inteso.~ 35 XXXIV | figliuoli, poniamo che a lui, affaccendato per la repubblica, il tempo 36 XIII | e agli altri. E che ora affascini e dài beveraggi, e fai incantamenti, 37 XL | pare; anzi se cosa è ch'io affermi di sapere, e son poche ve', 38 XXXIII | di loro; ché uno l'ebbe affidato a Xantia, l'altro a Eudoro, 39 XXVII | cotesto?~MENONE È ignoranza, aggiungo io.~ ~ ~ 40 XXVI | Ismenia il Tebano, che si aggranfiò i tesori di Policrate; ma 41 XVII | piedi (cioè piedi quadrati: AIND) non è egli doppio di questo ( 42 I | sua, i piú notabili degli Alevadi, fra i quali il tuo Aristippo, 43 IX | piaccia a me, o figliuolo d'Alexidemo; a me par migliore quella; 44 XXVI | bello, ci s'è messo a sedere allato questa figura qui: vogliamo 45 XXXIV | amici fra gli Ateniesi e alleati? ed era di gran casato, 46 XXXII | mai a credere che volesse allevar bene il suo figliuolo, ma 47 XXVI | modesto; e poi perché egli ha allevato e ammaestrato questo bel 48 XXXIII | e savio. Tu sai ch'egli allevò due figliuoli, Paralo e 49 XXXIII | ginnastica e in ogni arte cosí allevolli, che niuno li avanza: or 50 XXVI | cotesti maestri; e non ne allucio mai: e, bada ve' ch'io non 51 | almeno 52 XXXIII | che non volesse egli farne altresí uomini virtuosi? Io credo 53 IX | sei bello e che hai anco amatori.~MENONE Perché?~SOCRATE 54 XXXVI | lo ingentilirebbero: ma, ammaestra pure un cattivo, tu nol 55 XIII | t'acciufferebbero come un ammaliatore.~SOCRATE Sei accorto, Menone: 56 I | chiari fra gli Elleni e ammirati per lo cavalcare e per loro 57 XXXV | essi?~MENONE In questo io l'ammiro Gorgia; tu non gliene senti 58 XV | mi ci voglio mettere per amor tuo. Chiama un di questi 59 | ancor 60 XII | potessi quella raffigurarmi, ancoraché tu l'avessi fatta in piccole 61 XXXVIII | SOCRATE Ecco: poniamo che, andando una brigata a Larissa o 62 XXVIII | divenga cosí insano, da andarsi a rompere il collo da costoro 63 I | ringraziatene Gorgia, che, andato là, innamorò di sé, per 64 III | SOCRATE O avventurato me! io andava in cerca, o Menone, di una 65 XXIV(2) | differenza ci fosse, non andrebbe diritto il ragionamento.~ 66 XIV | antico peccato, dopo il nono anno rende l'anima novellamente, 67 XXVI | padre ricco e savio, di Antemione, che s'è arricchito, non 68 XIV | vendicata si è già dello antico peccato, dopo il nono anno 69 XXII(1) | commento del matematico Antonio Favaro: il quale commento 70 | anziché 71 VIII | tutto uno. Prodico ce l'aocchierebbe la differenza; ma tu dici 72 VI | quell'altre, ché io non l'aocchio cotesta una virtú la quale 73 XVII | sí sarà ella tre piedi (AP). E veramente, questi (AB) 74 VII | dici? - Su, prova; cosí ti apparecchi alla risposta che m'hai 75 XLII | SOCRATE Da questo ragionamento apparisce, che, se la virtú è in alcuno, 76 XXIV | consideriamo ancora quel che s'appartiene all'anima: qualche cosa 77 I | degli altri Tessali. Ve l'appiccicò egli codest'abito di rispondere 78 I | Socrate, se la virtú s'apprenda per insegnamento, o per 79 XV | tu di' proprio che non si apprende nulla, e che ciò che noi 80 XV | rammentandosi alcuno (cioè, apprendendo, come dice la gente) una 81 XXXI | io penso che anch'eglino apprendessero dai lor maggiori, che valorosi 82 XV | che ciò che noi chiamiamo apprendimento è rimembranza? e puoi insegnarmi 83 XIII | imperocché, se alcuno mai le si appressi e la tocchi, subitamente 84 | appresso 85 XVII | qua, tutto questo spazio (APRS) è tre volte tre piedi?~ 86 XXI | immortale è l'anima. Onde, preso ardire, conviene che tu veda di 87 XXIV | audacia. E davvero, colui che ardisce senza intelletto, non ne 88 XVIII | rispondeva come un che sa, ardito, e non aveva pur l'ombra 89 XXVI | sollecitudine sua; oltre a ciò, aria non se ne dà e non va pettoruto 90 XXXIII | guardiamo a un altro, a Aristide, il figliuolo di Lisimaco: 91 XXVI | savio, di Antemione, che s'è arricchito, non a caso, né per alcuno 92 II | miei paesani; sí che io mi arrovello meco medesimo a vedere che 93 XIII | belli, che godono essere assimigliati ad alcuna cosa, però ch' 94 XXV | sarebbe presso noi persone atte a riconoscere tra i giovani 95 XXXI | e nientedimeno sarebbero atti a insegnare altrui quello 96 XV | però a quelle parole sue attizzatrici di dispute non è a dar retta, 97 III | chiaro ch'è nell'essere lui atto a maneggiar le faccende 98 XXIV | non è ancora saviezza, è audacia. E davvero, colui che ardisce 99 XXXIII | allevolli, che niuno li avanza: or che non volesse egli 100 | avea 101 XXXIV | paesano o forestiero che avessegli fatti virtuosi i figliuoli, 102 XXI | SOCRATE E se le ha, senza che avessele apprese in questa vita, 103 | avessero 104 | avessimo 105 XXXII | mirabili cose, alle quali avevalo bene addestrato egli, quanto 106 XIII | alcuna cosa, però ch'e' se ne avvantaggiano; perché dei belli io penso 107 XXXII | volesse poi far niente per avvantaggiar lui sopra i vicini nella 108 IX | con il velo agli occhi s'avvederebbe che sei bello e che hai 109 III | della cattivezza.~SOCRATE O avventurato me! io andava in cerca, 110 II | Gorgia, si vedrà che bene avventurosa è la bugia mia a dire che 111 XXXV | Socrate, io non so; e' m'avvien come ai piú: a volte mi 112 XXXVIII | e questo è quel che non avvisammo noi dianzi, cercando della 113 XXXIX | SOCRATE Perché non hai mai badato alle statue di Dedalo: ché 114 XV | che lo imbocchi io.~MENONE Bado.~ ~ ~ 115 XXI | io non mi metterei a fare battaglia per niun'altra cosa al mondo, 116 VIII | di que' tali disputatori, battagliatori, gli direi io: - Per me 117 XXI | dee quello che non si sa; battaglierei, potendo, con lingua e con 118 I | ti par proprio cera da beato la mia, o forestiero, che 119 XXVI | allevato e ammaestrato questo bel figliuolo: e par cosí al 120 | ben 121 | benché 122 XXX | SOCRATE Come dunque, o benedett'uomo, puoi tu sapere se 123 XIII | che ora affascini e dài beveraggi, e fai incantamenti, lo 124 XXXVI | Sta' a udire: «Con quelli bevi e mangia, che sono buoni, 125 IV | eglino sono scapestrati e birbi?~MENONE Certo che no.~SOCRATE 126 XIX | un angolo all'altro (DB, BN, NO, OD): non ispartiscono 127 XII | mezzo delle parti sue, o bonissimo uomo; e cosí è similmente 128 IX | Cattivo Menone, ché dài briga ad un povero vecchio, e 129 XXXVIII | poniamo che, andando una brigata a Larissa o dove tu vuoi, 130 II | che bene avventurosa è la bugia mia a dire che non mi sono 131 XLI | Dunque delle due cose, che buone erano e giovevoli, l'una 132 XXIX | lascian venire dentro e non li caccian via, o paesani siano o stranii 133 XXVII | non lo manderemmo noi ai calzolai?~MENONE Sí.~SOCRATE E cosí 134 XXVII | di fare di lui un buono calzolaio, non lo manderemmo noi ai 135 XXXV | questo medesimo ne' suoi canti.~MENONE Quali?~ ~ ~ 136 I | tutt'altro; ci è una cotal carestia di sapienza, e par ella 137 XXXIV | alleati? ed era di gran casato, e potea molto in città 138 XL | lasciando da lato ciò ch'è casuale, se conduce mai alcuno a 139 XXXII | Non reputerebbe niuno però cattiva l'indole di quel figliuolo?~ 140 III | operazione; e il medesimo è della cattivezza.~SOCRATE O avventurato me! 141 XXXVI | ma se ti mescoli con i cattivi, perderai sin l'intelletto». 142 XXXIX(3)| τίας λογισμῷ, cioè causae ratiocinatione.~ 143 XXXII | figliuolo a essere buono cavaliere, tanto che ei in sul cavallo 144 XXIX | che di questa sapienza ha cavato e messo insieme piú ricchezze 145 X | un molti, come dicono per celia a colui che spezzi qualcosa; 146 XIII | davvero tutto tutto, lasciami celiare un poco, alla stiacciata 147 I | risata: - Eh, ti par proprio cera da beato la mia, o forestiero, 148 XII | le cose che per anco si cercano, e delle quali non si è 149 XV | perché le reputo vere, io vo' cercar con te che mai sia la virtú.~ 150 XV | fanno l'omo faticatore e cercatore: e perché le reputo vere, 151 V | SOCRATE Siam lí, o Menone: si cercava una virtú, e se n'è trovate 152 XIV | XIV.~ ~MENONE E come cercherai, o Socrate, quello che tu 153 XIV | perché, ciò che sa nol cercherebbe egli, perché lo sa; né ciò 154 | certe 155 XIX | SERVO Sí.~SOCRATE Cotesta la chiaman diagonale i sapienti; sicché 156 XLI | SOCRATE E anche le donne chiamano divini gli uomini virtuosi, 157 XIV | tempo futuro sono sempre chiamati poi dalla gente veraci eroi».~ ~ ~ 158 XLI | SOCRATE Onde a ragione chiameremo divini quelli mentovati 159 XV | nulla, e che ciò che noi chiamiamo apprendimento è rimembranza? 160 XLII | questa cosa si vedrà allora chiaramente, quando, innanzi di cercare 161 XII | di rispondere supponendo chiare le cose che per anco si 162 XXII(1) | triangolo ACI. A rendere con chiarezza questa ipotesi geometrica 163 IX | penso, che tu anco possa chiarire che sia suono e odore e 164 IV | dimanda della virtú, per chiarirgli ciò ch'ella sia: m'intendi?~ 165 VII | Altro!~SOCRATE Provo di chiarirti che è la figura. Vedi se 166 VII | Contento io sarei se mi chiarissi la virtú a questo modo.~ 167 XXII(1) | commento è trascritto dal chiarissimo Ferrai alla fine delle note 168 XII | virtú: come se m'avessi chiarito già la virtú intera, e io 169 I | interrogato, non istà a bocca chiusa. Ma da noi, Menone mio dolce, 170 XIX | metà? (Mostra lo spazio chiuso dalle quattro diagonali).~ 171 I | Larissa, non istanno in coda, ringraziatene Gorgia, che, 172 I | Tessali. Ve l'appiccicò egli codest'abito di rispondere a testa 173 XL | diritta; e da poi che niuna di codeste due cose è naturalmente 174 XIX | pur gli occhi se mai tu mi colga a insegnargli e mostrar 175 | collo 176 XLII | disputato bene in tutto questo colloquio, la virtú né è naturalmente, 177 | coloro 178 XXX | mentovati io, ma non ci ho colto; tu lo dici.~ANITO Può essere.~ 179 IX | SOCRATE Perché tu non fai che comandare quando parli; e fan cosí 180 XXVIII | giovan come gli altri a chi commette sé nelle loro mani, ma lo 181 XXIX | anco piú i parenti che li commettono a loro, e, piú di tutt'e 182 IX | cosí mi terrai dietro piú comodamente.~MENONE Voglio; come no?~ 183 IX | piú sottili o grossi in comparazione a quelli?~MENONE Vero.~SOCRATE 184 VI | figura? la qual non meno comprende il rotondo, che il diritto, 185 XXXII | provvedutamente la virtú non gli comunicasse, nella quale era egli perfetto? 186 XXXIII | il figliuolo di Lisimaco: concedi tu a me ch'ei fosse valente? 187 XIV | menare vita santissima. Conciossiaché «Persefone a quelli con 188 III | imperocché, secondo la condizione e la età, per ciascun di 189 XXII(1) | figura nella quale sono le condizioni perché il quadrato in forma 190 XL | lato ciò ch'è casuale, se conduce mai alcuno a modo alcuna 191 XXXVII | MENONE Sí.~SOCRATE E che, se conducono a bene le faccende, ei gioveranno, 192 XXXVII | Ma che non possa alcuno condurre a bene se non ha scienza, 193 VIII | medesime delle quali si confessi esperto colui che è interrogato. 194 XXIII | non lo abbracci scienza, congetturando noi che la virtú è alcuna 195 XXVI | possa insegnare quella, non congetturiamo dirittamente?~MENONE Cosí 196 X | dannoso.~SOCRATE E ti par che conoscano che il male è male quelli 197 XXXV | allora la collera: ora non lo conosce.~Ma or mi di' tu: non sono 198 XXXV | loro, per giunta. Ma se conoscerà mai ciò che sia dire male, 199 XV | altre cose, ciò ch'ella già conosceva. Imperocché, essendo la 200 XLII | ha per divino fato, senza conoscimento: se pure tale non ci sia 201 XXX | no, ci vuol poco: io li conosco bene, io.~SOCRATE Sei indovino 202 XXII | fa un po' la man dolce e consentimi che io, per mezzo di supponimenti, 203 XXII | e già signoreggi, io ti consento: che s'ha a fare! Adunque 204 XL | natura no, ci ponemmo a considerar dopo se virtú si possa insegnare.~ 205 XXII | per mezzo di supponimenti, consideri se la virtú ella è cosa 206 XXVIII | volge ad Anito) prender consiglio su Menone qui, l'ospite 207 XXIX | penso, e quaranta gli ha consumati in quest'arte; e per il 208 XVI | quanto è due volte due piedi? conta, e di'.~SERVO Quattro.~SOCRATE 209 XVII | se ti dà mai noia il far conti, segnamela.~SERVO Io non 210 XV | perché tu subito mi veda contraddire meco medesimo.~MENONE Per 211 XXXVI | delle medesime cose dice contrariamente seco medesimo?~MENONE È 212 VI | molte figure, ancora che contrarie fra loro, tu le chiami con 213 XXV | perché, venendo egli a età convenevole, al comune giovassero.~MENONE 214 XVII | SOCRATE E di quanti piedi convenia che fosse lo spazio doppio?~ 215 VIII | con amici, come io e tu, converrebbe piú andare con le dolci, 216 XXX | son cotesti, con i quali conversando Menone e' ne diverrebbe 217 XXXIII | fatto piú virtuoso? Tu sei conversato con lui e sai che uomo egli 218 XIV | niente; e però dicono che convien menare vita santissima. 219 XIII | intorpidita l'anima e il corpo, e io non so piú che rispondere 220 XVII | lunga di questa (AB), e piú corta di quest'altra (AI)? o no?~ 221 XVII | già uno spazio lungo qui, corto là, ma uguale d'ogni parte 222 XXII(1) | forma di triangolo si possa costringere entro un cerchio: perocché 223 | costui 224 XXVI | fa noia ad alcuno, ed è costumato e modesto; e poi perché 225 XIII | che tu hai fatto in me un cotale effetto; sono intorpidito; 226 XXXVI | cosí: «Se mai si potesse creare l'intelletto e metterlo 227 XXXVI | voce di non saperne, non creda di saperne ei medesimo neanche, 228 X | ch'ei ne siano desiderosi credendo li mali essere beni, o conoscendo 229 X | dei mali, come tu dici, credendoli pure dannosi a chi toccano, 230 XVIII | anche: se non che prima e' credeva sapere, e rispondeva come 231 X | MENONE C'è di quei che lo credon di giovamento, e di quei 232 XX | tu, se egli ti è nato e cresciuto in casa.~MENONE Io so che 233 | da' 234 | dall' 235 | dalla 236 | dalle 237 XII | vogli spezzare e sminuzzare, dandoti anzi io esempio come avessi 238 XXIX | quei giovani che a loro dànno danaro, e anco piú i parenti 239 XXIV | senza intelletto, sono dannose.~MENONE Per certo.~SOCRATE 240 X | tu dici, credendoli pure dannosi a chi toccano, forse conoscono 241 X | di quei che lo riconoscon dannoso.~SOCRATE E ti par che conoscano 242 XV | attizzatrici di dispute non è a dar retta, perocché elle ci 243 XXIX | li ebbero, anzi trenta dí darebbero nell'occhio, sicché, facendo 244 XXXIV | lingua, par a me; se vuoi darmi retta, guardati; ché, se 245 XXII | di triangolo entro a un dato cerchio; a lui risponderebbe 246 XXXV | egli pensa che si possa e debba insegnare solamente l'arte 247 IX | noia di rammentarti come definisce la virtú Gorgia.~MENONE 248 | degl' 249 XXVII | maestri in questa faccenda. Tu dèi pensare cosí: se mai ci 250 | dello 251 X | MENONE Gli tocchi.~SOCRATE E desidera egli il male reputando quello 252 | dessa 253 VI | provare io se mai sia buono di destare e muover me e te un po' 254 XX | sogno, elle cosí si son destate in lui. E se alcuno lui 255 XXI | era ancora uomo, le quali, deste per virtú d'interrogazioni, 256 VIII | che ne parrebbe a te della detta opposizione?~SOCRATE Ch' 257 XVII | rammentare ogni cosa, come deve già. O tu, di un lato doppio 258 XXII(1) | sue al Menone. FERRAI, I Dialoghi di Platone volgarizzati, 259 XIV | Ma guarda se ti par che dicano vero. Dicono che la vita 260 IX | queste belle cose me ne dicessi di molte.~SOCRATE La voglia 261 XI | sanità, e ricchezze, e oro, dich'io, e argento, e avere onoranze 262 XXIX | di come ei li aveva, non diè a niuno nell'occhio in tutta 263 | dieci 264 | dietro 265 XXIII | animo, si suppone essere differente da scienza, similmente delle 266 IV | la virtú, sí come virtú, differirà ella niente a essere in 267 XXIII | sí, allora da scienza non differirebbe ella, perché è cosa manifesta 268 XXVIII | di saper fare alcun bene, differiscon cosí dagli altri, che, non 269 III | III.~ ~MENONE Non è ella difficil cosa; e se prima vuoi, o 270 XVIII | ei potrebbe cercare con diletto; ma allora leggermente, 271 VII | O che non apri bocca, dimandandoti alcuno: - Menone, che ci 272 V | molte.~SOCRATE Quali? Se tu dimandassi a me i nomi delle altre 273 XV | persona accorta, o Menone; ché dimandi a me se ti possa insegnare, 274 VIII | che rispondere il vero, dimostrarlo anche per quelle vie medesime 275 XLI | ispirati sono e infiammati da Dio, dacché, niente accorgendosi 276 XLI | divini non men di costoro diremo noi essere i Politici, poi 277 XX | sa, dunque, sono opinioni diritte intorno alle cose che egli 278 VII | alcuna cosa?~MENONE Te la dirò.~SOCRATE Mi ci vo' mettere 279 X | cotesto.~SOCRATE E che sono disavventurati quelli che sono miserabili?~ 280 X | voglia essere miserabile e disavventurato?~MENONE Non pare a me, Socrate.~ 281 XXXIII | suo Lisimaco in tutte le discipline che mai si possano insegnare, 282 XLII | abbiamo noi ricercato e disputato bene in tutto questo colloquio, 283 VIII | savio, uno di que' tali disputatori, battagliatori, gli direi 284 XIV | vuoi dire, Menone; o in che disputazione tu mi metti! vuoi dire che 285 XV | parole sue attizzatrici di dispute non è a dar retta, perocché 286 XII | parte di virtú.~MENONE Che? diss'io cosí?~SOCRATE Cosí; perché 287 XIX | Cioè, della linea che si distende entro per lo quadrato di 288 XXVII | medici, volendo ch'ei medico divenisse; e con ciò non diciamo noi 289 XXIV | nocive o giovevoli elle diventano, se le governa saviezza 290 XXXI | docile.~SOCRATE E che? tali diventaron da sé cotesti buoni e onesti 291 XXXVII | alcuno ci è buono, come sia diventato.~SOCRATE Ma io temo non 292 XLII | qui, ad Anito; perché ne diventi piú dolce. E se ciò mai 293 XXX | conversando Menone e' ne diverrebbe cattivo; sian pure i Sofisti, 294 XXI | non si sa, piú buoni ne diverremmo e piú forti e piú vigili 295 IV | SOCRATE E sola virtú par a te diversa essere quella dell'uomo, 296 XL | opinione diritta siano cose diverse, ciò non per congettura 297 XVII | Bene. Questa linea (AB) non divien ella doppia di quest'altra ( 298 XXXI | non i Sofisti; se egli è docile.~SOCRATE E che? tali diventaron 299 VI | fa a tutti. Poni che ti domandasse alcuno quel che io diceva 300 XXVIII | meglio. Niuno né parente, né domestico, né amico, né paesano, né 301 XXVI | per alcuno che abbiagli donato; come, è poco, quell'Ismenia 302 IV | possiedono certe medesime doti.~MENONE Pare.~SOCRATE E 303 XIII | dubbioso, fo gli altri essere dubbiosi anche. E, tornando alla 304 XVIII | pur l'ombra di dubbio; ora dubita; non sa, e non crede sapere.~ 305 XXVI | guarda se so ho ragione di dubitare; perché, di', se cosa è 306 IX | giovini, i quali, insino a che dura giovinezza, tiranneggiano. 307 XXXIII | a me ch'ei fosse dei piú eccellenti che fiorissero mai in passato. 308 XVI | linee che tramezzano? (GH, EF)~ ~SERVO Sí.~SOCRATE E 309 XIII | hai fatto in me un cotale effetto; sono intorpidito; ché veramente 310 IX | Pindaro: io dico colore essere effluvio di figure, il quale ha proporzione 311 XXVI | ateniese, da poi che lui eleggono ai piú onorevoli uffici. 312 XXXVI | XXXVI.~ ~SOCRATE L'elegie. Sta' a udire: «Con quelli 313 XXIX | niuno nell'occhio in tutta l'Ellade, per quarant'anni; e piú, 314 I | prima eran chiari fra gli Elleni e ammirati per lo cavalcare 315 IX | SOCRATE Su via, seguitando voi Empedocle, delle cose non dite voi 316 XXI | nostra anima la verità degli enti; e immortale è l'anima. 317 XVIII | sapere già, se innanzi non entrava in dubbio, fatto accorto 318 XLII | han persuaso te, fa che entrino in capo all'ospite tuo qui, 319 XXVIII | chiama Sofisti.~ANITO Per Ercole, parla, Socrate, un po' 320 XIV | chiamati poi dalla gente veraci eroi».~ ~ ~ 321 VIII | delle quali si confessi esperto colui che è interrogato. 322 II | mio caro, che non mi par d'essermi abbattuto mai a persona 323 VIII | addimandi tu fine? cioè limite o estremo, che poi è tutto uno. Prodico 324 XXXIII | affidato a Xantia, l'altro a Eudoro, i quali reputati eran di 325 | facciamo 326 | facessi 327 XXV | veracemente l'anima savia? fallacemente quella che è stolta?~MENONE 328 XXIX | quel modo, morirebbero di fame. Or che è che Protagora, 329 XXX | ha da andare, acciocché famoso divenga egli nella virtú; 330 IX | comandare quando parli; e fan cosí questi dilicati giovini, 331 XV | Chiama un di questi molti fanti, quale tu vuoi, ché io proverò 332 XXXI | Ateniese ei s'abbatta, colui farallo migliore assai, che non 333 XV | retta, perocché elle ci farebbero pigri; e sono, a sentire, 334 | fargli 335 XV | io, quelle sí fanno l'omo faticatore e cercatore: e perché le 336 | fatte 337 XXII(1) | commento del matematico Antonio Favaro: il quale commento è trascritto 338 XXXVI | Vedi che qui cosí egli favella, come fosse la virtú cosa 339 XXIV | governa saviezza, riescono a felicità; e al contrario suo, se 340 III | dei fanciulli, sian essi femmine o maschi; altra quella dei 341 XXIII | ch'ella sia bene, riman fermo?~MENONE Sí, certamente.~ 342 XX | alcuno lui interrogasse molte fiate, in molte parti, intorno 343 XXIX | insieme piú ricchezze che Fidia, il qual pure ha fatto opere 344 XXXVII | faccende umane vanno a diritto filo, non già solo quando le 345 VIII | ogni figura, nella quale finisce il solido; o vero figura 346 VIII | cosa ch'ella è limitata, o finita. Su per giú io vo' dir cotesto, 347 I | come innamorato avea il fiore degli altri Tessali. Ve 348 XXXIII | fosse dei piú eccellenti che fiorissero mai in passato. E or guardiamo 349 XXVIII | e accommiatare paesani e forestieri secondo che a leggiadra 350 III | virtú ci sono, che non è forte cosa dire la virtú ciò ch' 351 XXI | buoni ne diverremmo e piú forti e piú vigili che se credessimo 352 X | tu cosí, come se alcuni fosser desiderosi di mali, e alcuni 353 XVIII | lui, e torpente sí, come fossi io una torpedine, ho fatto 354 XXIV(2) | Qui, nel Menone, φρόνησις (intelligentia, prudentia), 355 XXXIX | come possedere un servo fuggitore: non istà; ma se è legata, 356 XIII | impaccio te e gli altri, a furia di metter dubbi in capo 357 XIV | grandissimi, i quali per lo tempo futuro sono sempre chiamati poi 358 XXV | SOCRATE Sicché egli è a dire generalmente, che giovano le cose poste 359 X | chiariscimi che cosa è la virtú in genere. Smetti, via di far dell' 360 XXIV | e docilità, e memoria, e generosità e altro simigliante?~MENONE 361 XXV | tra i giovani quelli di gentil natura, e ce li mostrerebbero; 362 XXII | triangolo1.~E' farebbe cosí il Geometra.~ ~ ~ 363 XXII | come sono usati di fare i geometri. Perché se alcuno dimandasse 364 XXII(1) | chiarezza questa ipotesi geometrica di Platone, la quale nel 365 XXV | eziandio che se i buoni germogliassero naturalmente, ci sarebbe 366 XVI | coteste linee che tramezzano? (GH, EF)~ ~SERVO Sí.~SOCRATE 367 XXXIII | anche tu; e in musica e in ginnastica e in ogni arte cosí allevolli, 368 XXVIII | altri, che, non pure non giovan come gli altri a chi commette 369 XVI | XVI.~ ~SOCRATE Via, giovane, sai tu questo spazio qui 370 XXV | età convenevole, al comune giovassero.~MENONE È cosa ragionevole.~ ~ ~ 371 XXXVII | conducono a bene le faccende, ei gioveranno, in questo non ci si è messi 372 X | che reputano che il male giovi?~MENONE No!~SOCRATE E però 373 XIX | nato lo spazio doppio, o giovinetto di Menone?~SERVO Certo è, 374 IX | quali, insino a che dura giovinezza, tiranneggiano. Bene già 375 IX | fan cosí questi dilicati giovini, i quali, insino a che dura 376 VIII | limitata, o finita. Su per giú io vo' dir cotesto, io, 377 IV | che no.~SOCRATE E se son giusti e savii?~MENONE Allora sí.~ 378 | Glie 379 VI | ridomanda egli: - Quali? - gliele dirai tu?~MENONE Sí.~SOCRATE 380 X | al poeta, che virtú sia goder delle cose belle, e aver 381 X | cose belle, e aver modo di godere; e però io penso che aver 382 XIII | so di tutt'i belli, che godono essere assimigliati ad alcuna 383 XLI | Non per iscienza dunque governaron gli stati questi cotali 384 XVI | spazio come questo, piú grande o piú piccolo?~SERVO Sí, 385 XIV | possanza, e uomini per sapienza grandissimi, i quali per lo tempo futuro 386 V | SOCRATE Ché la sarebbe assai grossa, mio caro. Ma bada: tu dicesti 387 XXVI | ma la ricchezza e' se l'è guadagnata con la saviezza e la sollecitudine 388 XXXIV | me; se vuoi darmi retta, guardati; ché, se altrove la gente 389 XXXIII | fiorissero mai in passato. E or guardiamo a un altro, a Aristide, 390 XXIX | Or che è che Protagora, guastando quei che se gli accostavano 391 XXV | non l'oro; perché niuno li guastasse, e perché, venendo egli 392 XL | certo.~SOCRATE E che solo guidan diritto opinion vera e scienza? 393 XXXVIII | non la conosca di scienza, guidare bene?~MENONE Sí, certamente.~ 394 XXXVIII | scienza quella via, non la guiderà se non bene: è egli vero?~ 395 XXXVIII | Larissa o dove tu vuoi, la guidi alcuno che conosca di scienza 396 IX | anche, se tu, come dicesti ieri, non ti sentissi smania 397 XXIX | giovani con conoscenza, o vero ignorantemente? e cosí reputeremo pazzi 398 | III 399 XV | rammenti da sé o che lo imbocchi io.~MENONE Bado.~ ~ ~ 400 IX | SOCRATE La voglia c'è; immaginati se io non vorrei fare il 401 III | sciame. E, pigliando questa immagine di sciame, se io ti dimando: - 402 IX | maniera vostra; e già t'immagini, io penso, che tu anco possa 403 XIII | tu non fai che mettere in impaccio te e gli altri, a furia 404 XV | essendo la natura tutta quanta imparentata seco medesima, e avendo 405 XXXIX | questo? alle opinioni vere: imperciocché le opinioni vere insino 406 XXIV | brevemente, tutte le operazioni e impeti e passioni dell'anima, se 407 XIII | affascini e dài beveraggi, e fai incantamenti, lo sento anch'io: sí che 408 XXII | quadrato si possa, o no, incerchiare veramente in forma di triangolo1.~ 409 XXII | esempio, se cotesto quadrato inchiuder si possa in forma di triangolo 410 VIII | la differenza; ma tu dici indifferentemente d'una cosa ch'ella è limitata, 411 XL | dicendo che se opinion vera indirizza le nostre operazioni, non 412 XXXII | reputerebbe niuno però cattiva l'indole di quel figliuolo?~MENONE 413 XXX | conosco bene, io.~SOCRATE Sei indovino tu, o Anito? ché mi meraviglierei 414 XXVII | l'arte e pigliano paga? e infastidire alcuno altro, richiedendo 415 XLII | quello respira fra quei d'inferno, e gli altri son vagabili 416 XLI | poi che ispirati sono e infiammati da Dio, dacché, niente accorgendosi 417 | infra 418 XXIX | che costoro traggono in inganno e guastano i giovani con 419 XXXVI | ammaestramenti di quello lo ingentilirebbero: ma, ammaestra pure un cattivo, 420 V | signoreggiare giustamente? ingiustamente no.~MENONE E metticela; 421 XI | alcuno procacciasseli per iniquo modo, tu simigliantemente 422 IX | pazienza avessi di starti lí a iniziare.~MENONE Oh, ci starei io, 423 I | tuo Aristippo, cosí come innamorato avea il fiore degli altri 424 I | Gorgia, che, andato là, innamorò di sé, per la sapienza sua, 425 XXVIII | forestiero; niuno divenga cosí insano, da andarsi a rompere il 426 XX | gli si domandi; e, niuno insegnando, quella trae fuori da entro 427 XIX | occhi se mai tu mi colga a insegnargli e mostrar nulla, anziché 428 XV | apprendimento è rimembranza? e puoi insegnarmi che l'è cosí veramente?~ 429 XXIII | possa ella, o no, essere insegnata; ragionando in questa forma: 430 | insomma 431 XXIV(2) | Qui, nel Menone, φρόνησις (intelligentia, prudentia), νοῦς ( 432 XXVII | E veramente non è un non intender nulla, volendo noi fare 433 XXXI | ma sibbene è, e a cotesto intendiamo pure già da un pezzo, se 434 XLI | non differiscono essi, per intendimento, dagli oracolanti e vaticinatori, 435 XXVI | insieme con altri molti, intenditori di questa faccenda... Uh, 436 XII | avessi chiarito già la virtú intera, e io potessi quella raffigurarmi, 437 XX | in lui. E se alcuno lui interrogasse molte fiate, in molte parti, 438 I | testa ritta a qualunque v'interroghi, come ha a fare gente che 439 XVIII | mi pare.~SOCRATE Sicché l'intorpedimento ha giovato a lui?~MENONE 440 XIII | intorpidito; ché veramente mi si è intorpidita l'anima e il corpo, e io 441 XIII | un cotale effetto; sono intorpidito; ché veramente mi si è intorpidita 442 XXXII | o pensi che gli avesse invidia, e provvedutamente la virtú 443 XXII(1) | rendere con chiarezza questa ipotesi geometrica di Platone, la 444 XXVI | donato; come, è poco, quell'Ismenia il Tebano, che si aggranfiò 445 XIX | altro (DB, BN, NO, OD): non ispartiscono elle per lo mezzo ciascun 446 XLI | essere i Politici, poi che ispirati sono e infiammati da Dio, 447 I | Aristippo, quei di Larissa, non istanno in coda, ringraziatene Gorgia, 448 | ita 449 | IV 450 | IX 451 XLI | virtuosi, o Menone; e ai Lacedemoni è in usanza, lodando essi 452 XV | vedute le cose di quassú, di laggiú, tutto insomma, nulla è 453 X | virtú, io vo' che tu me la lasci tutta d'un pezzo; e già 454 XIII | somigli davvero tutto tutto, lasciami celiare un poco, alla stiacciata 455 II | MENONE Già.~SOCRATE Dunque, lasciamolo Gorgia; tanto ei non ci 456 XXIX | due, le città che se li lascian venire dentro e non li caccian 457 XL | va, se quelle ha: perché, lasciando da lato ciò ch'è casuale, 458 XXXIX | quelle, se alcun non le lega, scappan via; legate, stan 459 XXXIX | opinione diritta, per lo legamento.~MENONE Quasi par cosí, 460 XXXIX | fuggitore: non istà; ma se è legata, ella è di gran pregio, 461 XVIII | cercare con diletto; ma allora leggermente, nella presenza di molti 462 XXVIII | forestieri secondo che a leggiadra e valorosa persona si conviene. 463 XXXIX | pregevoli insino a che tu non le leghi con ragionamento che metta 464 III | quella dei vecchi, siano essi liberi o servi: e tante virtú ci 465 XXII | ella sia; ma dacché tu, di libertà vago, non vuoi signoreggiare 466 VIII | indifferentemente d'una cosa ch'ella è limitata, o finita. Su per giú io 467 XLI | Lacedemoni è in usanza, lodando essi alcuno, dire cosí: - 468 XXXIX(3)| αἰτίας λογισμῷ, cioè causae ratiocinatione.~ 469 XXXIII | cosa; specialmente nella lotta niuno Ateniese stava a petto 470 XXXIII | quei dí i piú valenti in lottare; o non te ne ricordi?~ANITO 471 IV | specie, in tutte nientedimeno luce una medesima idea, per la 472 XXXII | XXXII.~ ~Or tu, al lume del tuo ragionamento medesimo, 473 XVIII | avere il lato suo doppio in lunghezza.~MENONE Cosí.~SOCRATE Pensi 474 | lungo 475 XI | avere onoranze nel comune e maestrati? ché certamente non dirai 476 | maggior 477 | maggiore 478 | maggiori 479 V | e prudenza e sapienza e magnificenza e altre molte.~SOCRATE Siam 480 XXVI | vedi quel supponimento a mal occhio, e non credi?~SOCRATE 481 XXXIV | ANITO Socrate, hai una mala lingua, par a me; se vuoi 482 III | virtú della donna, non è malagevole cosa a dire, neanche; ella 483 XXII | signoreggiare, almeno fa un po' la man dolce e consentimi che io, 484 XI | piú virtú che il patirne mancamento? E però è virtú ciò che 485 XXXIV | la repubblica, il tempo mancasse. Ma gli è che la virtú non 486 XIII | Sei accorto, Menone: e' mancò poco non me l'accoccassi.~ 487 III | è nell'essere lui atto a maneggiar le faccende della comunità, 488 XXXVI | udire: «Con quelli bevi e mangia, che sono buoni, e siedi 489 XXXVI | seco medesimo?~MENONE È manifesto.~SOCRATE Or di' un'altra 490 XXXIV | se altrove la gente ha la mano piú al male che al bene, 491 XXIX | scarpe vecchie e rattoppan mantelli, se peggio li rendessero 492 XXXIX | quella.~SOCRATE Sai perché ti maravigli? Te l'ho a dire?~MENONE 493 XXXIX | necessità, mi pare. Ond'io mi maraviglio, s'egli è cosí, perché la 494 III | massaia, e ubbidiente al marito. E cosí altra è la virtú 495 III | fanciulli, sian essi femmine o maschi; altra quella dei vecchi, 496 III | governar bene la casa, ed esser massaia, e ubbidiente al marito. 497 XXII(1) | giovato il commento del matematico Antonio Favaro: il quale 498 XXIV | giovamento2?~MENONE Sí.~SOCRATE E medesimamente è della temperanza e della 499 II | Menone. Non dir no, via, non mel negare; ché, se mi mostri 500 XXXIII | Tucidide nutricò due figliuoli, Melesia e Stefano, e ammaestrolli