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| Platone Il Menone IntraText CT - Lettura del testo |
SOCRATE Or la virtú scienza non è, dacché non si può insegnare.
SOCRATE Dunque delle due cose, che buone erano e giovevoli, l'una è bella e ita, la scienza: e però non è ella guida nelle faccende del comune.
SOCRATE Non per iscienza dunque governaron gli stati questi cotali uomini, Temistocle e gli altri mentovati dianzi da Anito: e non essendo essi valenti per iscienza, non potevano far tali gli altri, quali erano essi medesimi.
MENONE Par come dici tu proprio.
SOCRATE E se per scienza no, rimane che per opinion diritta, della quale si giovano i Politici per governare gli stati; e non differiscono essi, per intendimento, dagli oracolanti e vaticinatori, i quali dicon pure di molti veri, non sapendo niente di quel che dicono.
SOCRATE E però, o Menone, conviene addimandare divini cotesti uomini, i quali, non avendo scienza riescono a dire e operare molte e grandi cose?
SOCRATE Onde a ragione chiameremo divini quelli mentovati dianzi, oracolanti e vaticinatori, e quelli tutti che poeteggiano, e divini non men di costoro diremo noi essere i Politici, poi che ispirati sono e infiammati da Dio, dacché, niente accorgendosi di quel che vien fuori loro di bocca, molte e grandi cose essi menano a bene.
MENONE Certamente.
SOCRATE E anche le donne chiamano divini gli uomini virtuosi, o Menone; e ai Lacedemoni è in usanza, lodando essi alcuno, dire cosí: - Egli è divino uomo.
MENONE Dicono bene; ma ve', ti fa gli occhiacci Anito.