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Platone
Il Menone

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II.

 

Anch'io, Menone; e per questo rispetto io sono povero uomopiú né meno de' miei paesani; che io mi arrovello meco medesimo a vedere che di virtú non ne so niente proprio. E se io non so ciò ch'ella è, vuoi che io sappia com'ella è fatta? o ti pare che un che non conosca punto Menone possa sapere se bello egli sia o no, se ricco, se nobile uomo? di'.

MENONE Non par a me. E veramente non sai che è virtú, o Socrate? e di te recheremo noi a casa questa novella?

SOCRATE E quest'altra anche, mio caro, che non mi par d'essermi abbattuto mai a persona che ne sapesse!

MENONE Oh bella! non ti sei tu abbattuto mai a Gorgia, quando egli era qui?

SOCRATE Io .

MENONE E non ti parve che ne sapesse?

SOCRATE Menone mio, non me ne ricordo, e non ti so dire al presente quel che me ne parea allora: ma può essere che ne sapesse egli, e anche tu, per bocca di lui. Via, rammentami quel ch'egli diceva; e, se non vuoi, di' quel che ne pensi da te; che già la pensi come lui, tu.

MENONE Già.

SOCRATE Dunque, lasciamolo Gorgia; tanto ei non ci è; e chiariscimi tu, per l'amore degli Iddii, che ella è la virtú, o Menone. Non dir no, via, non mel negare; ché, se mi mostri che tu lo sai, tu, e Gorgia, si vedrà che bene avventurosa è la bugia mia a dire che non mi sono abbattuto mai a persona che ne sapesse.

 

 




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