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Platone
Il Menone

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V.

 

SOCRATE E poi che la virtú loro dee essere una medesima, di' un po', e fa che te ne ricordi, che dice mai Gorgia ch'ella sia? e che di' tu con lui?

MENONE E che altro, se non abilità di signoreggiare gli uomini: cosí dico, dacché cerchi tu quello che è comune a tutte le virtú.

SOCRATE E cotesta è la virtú del fanciullo, Menone? e cotesta è ancora quella del servo, essere abile di signoreggiare il padrone? e ti par anco servo un che signoreggi?

MENONE Certo che no.

SOCRATE Ché la sarebbe assai grossa, mio caro. Ma bada: tu dicesti che la virtú è abilità di signoreggiare: ed o che non va messa la giunta, signoreggiare giustamente? ingiustamente no.

MENONE E metticela; già ella è virtú anche la giustizia.

SOCRATE È la virtú, o una virtú veramente?

MENONE Che vuoi dire tu?

SOCRATE Quel che io direi di qualunque cosa. Vuoi il circolo? io l'addimanderei una figura, non la figura; perché figure ce n'è tante.

MENONE Dirittamente; e anch'io dico che di virtú non ci è sola la giustizia, ma altre molte.

SOCRATE Quali? Se tu dimandassi a me i nomi delle altre figure, te li direi io; e tu mi di' quelli delle altre virtú.

MENONE Ecco: virtú mi par la fortezza e prudenza e sapienza e magnificenza e altre molte.

SOCRATE Siam , o Menone: si cercava una virtú, e se n'è trovate molte, benché per altra via che quella dianzi; e quell'una non si può trovare.

 

 




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