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| Platone Il Menone IntraText CT - Lettura del testo |
E però l'anima, essendo ella immortale, rinata assai volte, e vedute le cose di quassú, di laggiú, tutto insomma, nulla è che non abbia appreso. Onde non è a far meraviglia se può rammentarsi, della virtú e dell'altre cose, ciò ch'ella già conosceva. Imperocché, essendo la natura tutta quanta imparentata seco medesima, e avendo appreso già ogni cosa l'anima, nulla toglie che rammentandosi alcuno (cioè, apprendendo, come dice la gente) una sola cosa, ritrovi tutte le altre, se valente egli è, e non si stanca del cercare, perché cercare e apprendere è veramente tutta una rimembranza. E però a quelle parole sue attizzatrici di dispute non è a dar retta, perocché elle ci farebbero pigri; e sono, a sentire, dolci solo a quelli dilicati; ma l'altre parole che ti ho detto io, quelle sí fanno l'omo faticatore e cercatore: e perché le reputo vere, io vo' cercar con te che mai sia la virtú.
MENONE Sí, o Socrate: ma tu di' proprio che non si apprende nulla, e che ciò che noi chiamiamo apprendimento è rimembranza? e puoi insegnarmi che l'è cosí veramente?
SOCRATE E dianzi lo dissi io che tu se' persona accorta, o Menone; ché dimandi a me se ti possa insegnare, a me che dico che insegnamento non ci è, ma rammemoramento: me ne domandi, perché tu subito mi veda contraddire meco medesimo.
MENONE Per Giove, non feci io cosí a posta; e' m'è scappato di bocca; gli è un abito: ma se puoi comechessia mostrarmi che l'è come tu dici, mostramelo.
SOCRATE Non è facil cosa; nientedimeno io mi ci voglio mettere per amor tuo. Chiama un di questi molti fanti, quale tu vuoi, ché io proverò con lui, via.
MENONE Subito. A te, qua.
SOCRATE È egli greco? parla greco?
SOCRATE Bada se ti par ch'egli si rammenti da sé o che lo imbocchi io.