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| Platone Il Menone IntraText CT - Lettura del testo |
SOCRATE E cosí è dell'altre cose, ricchezza e simili, le quali, come detto è, a volte giovano, a volte no: quando governi l'anima e di quelle usi dirittamente, giovano; quando no, nocciono: sí com'egli è delle cose dell'anima, ch'elle giovano se governa saviezza e nocciono se governa stoltizia.
SOCRATE Sicché egli è a dire generalmente, che giovano le cose poste fuori dell'anima, se soggette elle sono all'anima; e giovano le cose dell'anima, quand'elle siano soggette a saviezza.
MENONE Per certo.
SOCRATE E non governa veracemente l'anima savia? fallacemente quella che è stolta?
SOCRATE Cosí dunque è a dire universalmente, che tutte le cose dell'uomo dee governare l'anima, e quelle dell'anima, saviezza; se elle hanno a giovare.
MENONE Per certo.
SOCRATE E però la utilità è saviezza, è scienza, secondo questa ragione?
SOCRATE Or non diciamo noi della virtú, ch'ella è utile?
SOCRATE E però noi veniamo a dire che la scienza è virtú: ovvero tutta la virtú, o una parte sua.
MENONE Mi par detto bene quello che tu dici, o Socrate.
SOCRATE E se egli è cosí, i buoni non sarebbero buoni di lor natura.
SOCRATE E ne segue eziandio che se i buoni germogliassero naturalmente, ci sarebbe presso noi persone atte a riconoscere tra i giovani quelli di gentil natura, e ce li mostrerebbero; e noi, mostrandoli esse, li piglieremmo e riporremmo entro alla rocca, sigillandoli con maggior cura, che non l'oro; perché niuno li guastasse, e perché, venendo egli a età convenevole, al comune giovassero.
MENONE È cosa ragionevole.