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Platone
Il Menone

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XXXIV.

 

SOCRATE E non è chiaro che se egli ammaestrò i suoi figliuoli in cose che ci si spende, ammaestrato li avrebbe ancora in quelle dove non è a spender niente, cioè nella virtú, se ella si potesse insegnare? O che Tucidide era un da poco? non aveva moltissimi amici fra gli Ateniesi e alleati? ed era di gran casato, e potea molto in città e fuori; sicché, se cotesta virtú potevasi insegnare, era facil cosa a trovare alcun paesano o forestiero che avessegli fatti virtuosi i figliuoli, poniamo che a lui, affaccendato per la repubblica, il tempo mancasse. Ma gli è che la virtú non s'insegna, Anito mio dolce.

ANITO Socrate, hai una mala lingua, par a me; se vuoi darmi retta, guardati; ché, se altrove la gente ha la mano piú al male che al bene, qua peggio; e, penso, lo sai anche tu.

 

 




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