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Platone
Il Menone

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I.

 

MENONE Mi sai dir tu, Socrate, se la virtú s'apprenda per insegnamento, o per abito; o né l'una cosa né l'altra, ma sibbene ella germogli nel cuore naturalmente, o per altra via e modo?

SOCRATE O Menone, i Tessali prima eran chiari fra gli Elleni e ammirati per lo cavalcare e per loro ricchezze; presentemente poi anche per sapienza, a quel che io vedo. E se i paesani del tuo Aristippo, quei di Larissa, non istanno in coda, ringraziatene Gorgia, che, andato là, innamorò di sé, per la sapienza sua, i piú notabili degli Alevadi, fra i quali il tuo Aristippo, cosí come innamorato avea il fiore degli altri Tessali. Ve l'appiccicò egli codest'abito di rispondere a testa ritta a qualunque v'interroghi, come ha a fare gente che ne sa, come fa egli, che lí per lí si profferisce ad ogni Elleno che abbia voglia d'interrogarlo su qual sia argomento; e, interrogato, non istà a bocca chiusa. Ma da noi, Menone mio dolce, gli è tutt'altro; ci è una cotal carestia di sapienza, e par ella si sia scasata di qua per accasarsi là da voi. Se dunque ti viene in capo far di siffatte interrogazioni a alcuno di qua, non troverai chi non ti dica, facendo una risata: - Eh, ti par proprio cera da beato la mia, o forestiero, che io abbia a sapere se la virtú si procacci per insegnamento o per alcuno altro modo? mi ci vuol tanto a saper se ella s'insegni o no, che io non so pure che cosa ella sia.

 

 




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