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| Platone Il Menone IntraText CT - Lettura del testo |
SOCRATE Che fa a me! con lui ragioneremo un'altra volta, o Menone. Per certo, se abbiamo noi ricercato e disputato bene in tutto questo colloquio, la virtú né è naturalmente, né s'insegna; e qual uomo l'ha, egli l'ha per divino fato, senza conoscimento: se pure tale non ci sia infra i Politici, buono di fare Politico un altro anche. Eh! se ci fosse, potrebbesi quasi dire di lui che egli è tra i vivi ciò che Omero dice che Tiresia è fra i morti: dice Omero che solo quello respira fra quei d'inferno, e gli altri son vagabili ombre. E tal quale in fatto di virtú sarebbe questo Politico verso degli altri: cosí, come cosa è verso ombra.
MENONE E mi par che tu dica bene assai, o Socrate.
SOCRATE Da questo ragionamento apparisce, che, se la virtú è in alcuno, ella è per fato divino, ma in questa cosa si vedrà allora chiaramente, quando, innanzi di cercare come si ritrovi la virtú negli uomini, ci metteremo a cercare prima che è la virtú in sé medesima.
Ma io ho da andare via: mi s'è fatta l'ora. Tutte queste ragioni che han persuaso te, fa che entrino in capo all'ospite tuo qui, ad Anito; perché ne diventi piú dolce. E se ciò mai ti vien fatto, tu farai anche del bene agli Ateniesi.