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| Platone Il Menone IntraText CT - Lettura del testo |
SOCRATE E non dicesti dianzi che la virtú è volere i beni e poterceli procacciare?
MENONE Cosí dissi io.
SOCRATE Or una parte, cioè il volere, ella è in tutti; e non è niente migliore per tal rispetto alcuno uomo di un altro.
MENONE È chiaro.
SOCRATE Dunque, se alcuno è meglio d'un altro, egli è meglio quanto al potere?
MENONE Sí, certo.
SOCRATE Dunque, come pare manifestamente da quel che dici, la virtú è potere di procacciare i beni?
MENONE Mi par che la vada proprio cosí come tu pensi.
SOCRATE Or vediamo anche se dici vero; può essere che sí. Tu dici che virtú è l'essere abile di procacciarsi i beni.
MENONE Sí.
SOCRATE E non addimandi tu beni, sanità, e ricchezze, e oro, dich'io, e argento, e avere onoranze nel comune e maestrati? ché certamente non dirai ci è altri beni oltre questi.
MENONE No, questi sono tutti.
SOCRATE E sia: il procacciarsi adunque oro e argento egli è virtú, secondo che pensa Menone, l'ospite del gran Re, da lato di suo padre. Ma a cotesto procacciarsi vorrai tu aggiungere santamente, giustamente? o non ti fa nulla? e se alcuno procacciasseli per iniquo modo, tu simigliantemente addimanderai virtú la sua?
MENONE No; ma sí tristizia.
SOCRATE Onde conviene al tutto a cotesto procacciamento di beni aggiungere un po' di giustizia o sapienza o santità o alcun'altra picciola parte di virtú; se no, non è ella virtú, ancora che ci procacci ogni bene.
MENONE E come sarebbe virtú senza quelle?
SOCRATE E se non procacci alcuno, né a sé, né altrui oro e argento, se non giustamente, virtú non è allora la povertà medesima?
MENONE Egli è chiaro.
SOCRATE Onde il procacciare di siffatti beni non è niente piú virtú che il patirne mancamento? E però è virtú ciò che fatto è con giustizia, come pare; ciò che fatto è senza giustizia, temperanza e simili, è tristizia.
MENONE E dee esser cosí, come tu dici.