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| Platone Il Menone IntraText CT - Lettura del testo |
SOCRATE Che? e' t'ha fatto villania, o Anito, alcun di questi Sofisti? o perché l'hai cosí tu con loro?
ANITO Io, per Giove? né io né alcun de' miei ho voluto mai avesse che fare con loro.
SOCRATE A te sono dunque nuovi, e tu non ne hai sperienza?
ANITO E sia.
SOCRATE Come dunque, o benedett'uomo, puoi tu sapere se male sia o bene in cotesta faccenda, se ti sono nuovi quelli? se non ne hai sperienza niente?
ANITO Nuovi o no, ci vuol poco: io li conosco bene, io.
SOCRATE Sei indovino tu, o Anito? ché mi meraviglierei se potessi tu conoscere per altra via i fatti loro. Ma già non cerchiamo noi chi son cotesti, con i quali conversando Menone e' ne diverrebbe cattivo; sian pure i Sofisti, se cosí vuoi; ma sí di quelli altri. Fa un bene a costui, che ti è amico dal lato di suo padre, via, e gli di' a chi in questa città ha da andare, acciocché famoso divenga egli nella virtú; della quale io ho ragionato insino a ora.
ANITO E ché non gliene di' tu?
SOCRATE Quelli che io reputava maestri di virtú li ho mentovati io, ma non ci ho colto; tu lo dici.
ANITO Può essere.
SOCRATE Or via, di' tu a lui a chi dee egli andare fra gli Ateniesi; di' il nome di quale uomo tu voglia.