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Platone
Il Menone

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XXXII.

 

Or tu, al lume del tuo ragionamento medesimo, non diresti che fu Temistocle virtuoso uomo?

ANITO Io sí; sovra a tutti.

SOCRATE E che buono maestro sarebbe stato egli della virtú sua, se fu mai alcuno nel mondo?

ANITO Oh sí, se voleva!

SOCRATE E pensi tu che ei non volesse fare virtuosi gli altri, e il figliuolo suo specialmente? o pensi che gli avesse invidia, e provvedutamente la virtú non gli comunicasse, nella quale era egli perfetto? o non hai udito mai dire che Temistocle ammaestrò Cleofanto suo figliuolo a essere buono cavaliere, tanto che ei in sul cavallo stava ritto, e, cosí ritto, d'in sul cavallo saettava e operava molte altre mirabili cose, alle quali avevalo bene addestrato egli, quanto virtuoso maestro potesse: o tu non l'hai udito dire dai nostri vecchi?

ANITO L'ho udito io.

SOCRATE Non reputerebbe niuno però cattiva l'indole di quel figliuolo?

MENONE No, s'ha a credere.

SOCRATE E che? Cleofanto, il figliuolo di Temistocle, che fosse cosí virtuoso in ogni cosa e savio uomo come il padre suo, l'hai udito dire mai da alcuno, giovine o vecchio?

MENONE No.

SOCRATE E s'ha mai a credere che volesse allevar bene il suo figliuolo, ma non volesse poi far niente per avvantaggiar lui sopra i vicini nella sapienza ch'egli aveva, poniamo che la virtú si possa insegnare?

MENONE Forse no, per Giove.

 

 




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