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Platone
Il Menone

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XXXIII.

 

SOCRATE Nientedimeno tal maestro di virtú fu egli, che tu medesimo consenti a me ch'ei fosse dei piú eccellenti che fiorissero mai in passato. E or guardiamo a un altro, a Aristide, il figliuolo di Lisimaco: concedi tu a me ch'ei fosse valente? Or egli, che ammaestrò il suo Lisimaco in tutte le discipline che mai si possano insegnare, meglio di ogni Ateniese, par a te che abbialo però fatto piú virtuoso? Tu sei conversato con lui e sai che uomo egli è. Vuoi Pericle? lui, cosí splendido e savio. Tu sai ch'egli allevò due figliuoli, Paralo e Xantippo?

MENONE Lo so.

SOCRATE Egli certamente non ammaestrolli peggio di niuno altro Ateniese in cavalcare; e il sai anche tu; e in musica e in ginnastica e in ogni arte cosí allevolli, che niuno li avanza: or che non volesse egli farne altresí uomini virtuosi? Io credo ben che ei volesse; ma la virtú forse ella è cosa, che non si può insegnare. E perché non pensi che pochi e i piú da poco degli Ateniesi in questa tal faccenda fossero sciocchi, poni mente che Tucidide nutricò due figliuoli, Melesia e Stefano, e ammaestrolli bene in ogni cosa; specialmente nella lotta niuno Ateniese stava a petto di loro; ché uno l'ebbe affidato a Xantia, l'altro a Eudoro, i quali reputati eran di quei dí i piú valenti in lottare; o non te ne ricordi?

ANITO Sí, per udita.

 

 




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