§ 108. — Abitazioni rurali.
Il primo mezzo con cui i proprietari potrebbero
giovare efficacemente e con certezza di pronti resultati alla condizione dei
contadini in Sicilia, è colla costruzione sulle loro proprietà di convenienti
abitazioni rurali. La questione delle abitazioni della classe povera e che vive
del lavoro delle sue braccia, è una delle più gravi dell’epoca nostra, e che in
Sicilia ha una urgenza speciale. Con essa difatti si collegano ivi strettamente
quelle dell’agglomeramento della popolazione agricola nelle città, e della
solitudine delle campagne, che rendono così difficile la tutela della sicurezza
pubblica, e sono cagione di tanti danni e all’agricoltura e agl’interessi morali
ed economici dei contadini.
Al bisogno urgente di case coloniche convenienti
e sparse nelle campagne, non possono provvedere efficacemente che i
proprietari. A questo riguardo ogni sanzione legislativa resterebbe sicuramente
lettera morta. Lo Stato non può qui che togliere ogni ostacolo di legge o
d’amministrazione, e colla costruzione delle strade render più facile ai
proprietari di provvedere senza che debbano andar incontro necessariamente a
gravi sagrifizi e al rischio di sprecare i loro denari senza effetto sensibile.
Invece l’art. 5° del progetto di perequazione dell’imposta fondiaria che sta
ora dinanzi al Parlamento, presenterebbe molto inopportunamente, come già si
disse, un grave ostacolo alla costruzione di buone case coloniche.
È questa, giova il ripeterlo, una questione di
vero interesse pubblico. Inutile è la scuola diurna, serale o domenicale,
inutile ogni insegnamento, ogni educazione, ogni libro, ogni esempio, ogni
culto religioso, ogni catechismo di morale o di religione, inutile tutto per
elevare la condizione morale ed intellettuale di una classe, fintantochè a
questa non sia possibile provvedersi di abitazioni decenti. A che valgono
prediche, a che ragionamenti, esempi o precetti, quando il giovane lavorante
dovrà vivere e dormire in una stessa stanza con cinque o sei altre persone di
diverso sesso e di ogni età; quando nello stesso letto con lui dormono sorelle
grandi e piccole; quando in quella stessa stanza ha luogo ogni operazione della
natura? Dove potranno albergare la modestia, la decenza, la delicatezza del
sentire, la pulizia, l’igiene, là dove padre, madre, fratelli, sorelle,
cognate, fanciulli, dormono tutti insieme, e quasi sempre in compagnia di
qualche animale, del maiale, della capra, dell’asino o del mulo, in mezzo al sudiciume
e al lezzo, tali da rendere impossibile ad una persona civile il solo entrare
in uno di quei tuguri? —
Migliorare le abitazioni — ecco il primo
obiettivo a cui dovrebbero tendere gli sforzi di tutti coloro che non sono
insensibili alle miserie dell’umanità. E questa è cosa a cui i poveri non
possono provvedere da sè. O ci provvederanno i ricchi, o lo Stato, e sarebbe
impresa difficile e pericolosa, o nessuno. I contadini potranno in alcuni
momenti strappare al proprietario o all’affittuario un salario più alto, ma
potranno ben difficilmente, nelle attuali loro condizioni, costringere il
proprietario a far costruire una casa sulle sue terre, o a riparare quella già
esistente: e s’aggiunga che lo stato di abbrutimento a cui vengono degradati,
fa che essi non sentono nemmeno il bisogno di abitazioni migliori, e
sacrificano queste a qualunque altro comodo. In Sicilia sarebbe tanto più
facile per i proprietari di rimediare a un tale difetto di case coloniche,
inquantochè le costruzioni nella maggior parte dell’Isola costano relativamente
pochissimo, e ciò per la grande abbondanza di pietra, di sassi, di calce e di
gesso.
Non
entreremo qui nell’esame delle particolari condizioni che dovrebbe presentare
una casa colonica, perchè si possa non dire indegna di servire di abitazione ad
esseri umani in un paese civile; nè discuteremo la questione se proprio sia
vero che in Sicilia la costruzione di un primo piano nelle abitazioni rurali
debba riguardarsi come un lusso ed uno spreco inutile, come sostiene il prof. Basile:
tanto la disposizione degli ambienti da abitarsi, come il numero loro
potrebbero dipendere molto dal sistema diverso di economia agricola che si
adottasse nelle varie zone. Là dove vige o dove venisse introdotta la mezzadrìa
converrebbe inoltre spargere i caseggiati per le campagne, dotando ogni podere
di una casa, con la sua stalla e le sue capanne: nei luoghi invece in cui si
mantenessero la grande coltura e le vaste aziende agricole, si potrebbero forse
più opportunamente aggruppare le case dei salariati annui intorno al fabbricato
principale della fattoria287. La questione dunque del come debbano
volta per volta regolarsi le costruzioni da ogni singolo proprietario, si
collega strettamente con l’altra delle riforme dei sistemi attuali di conduzione
agricola, della quale dovremo or ora occuparci.
Non v’ha dubbio che la costruzione di case
decenti di abitazione per i contadini non importi spesso immediatamente un
grave sacrificio per i proprietari, e che essi non abbiano diritto a considerarla
in molti casi come una spesa economicamente improduttiva; è quella però la
condizione prima ed imprescindibile di ogni pronto ed efficace miglioramento
delle condizioni della classe agricola nell’Isola; e riteniamo che i vantaggi
ne sarebbero subito così sensibili in ogni ordine di rapporti sociali, che i
proprietari, come classe e come individui, ne trarrebbero ben presto un largo
compenso per il primo sacrifizio incontrato. Il rialzo poi dei salari, e in
genere dei guadagni del contadino, potrebbe in avvenire rendere meno
improduttive pei proprietari le spese fatte per costruzioni, col render
possibile il pagamento per parte dei contadini di canoni maggiori di affitto. E
allora forse anche gli stessi lavoranti potrebbero essere progrediti in modo,
da volere e da poter esigere quella maggiore decenza nelle loro abitazioni,
della cui mancanza soffrono ora senza nemmeno averne coscienza. Chiuderemo
questo argomento col dire che la questione delle abitazioni rurali è talmente
importante, che crediamo si possa affermare senza tema d’errare, che chi
riuscisse a dotare la Sicilia di un numero sufficiente di buone case da
contadini sparse nella campagna, avrebbe issofatto risoluto la metà di tutte le
questioni siciliane, tanto economiche, che politiche o morali.
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