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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti

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LETTERA III.
Villa, 3 Giugno 1692.

Al medesimo.

Il solo sapere che avete quasi ogni giorno una spedizione iente e veniente, mi fa ben capire che sia impertinenza lo scrivervi, quando non importa. E così è veramente. Ma per questa volta abbiate pazienza, e vendicatevene col non rispondermi.
Dell'onor che mi fate grandissimo in serbarmi un luogo nella vostra considerazione e nel vostro stimatissimo affetto fra tanti altri che Io meritano assai più di me, non ho parole che bastino per ringraziarvene. Dirò solo, che quando la compiacenza ch'io ne ho, arrivasse a segno di farmene invanire, spererei di esserne invidiato, non che scusato, da tutti coloro che conoscono voi, e che conoscono me. Il Sig. Dio ve ne renda merito, e mi abiliti una buona volta a potervi mostrar la mia gratitudine con altro che con parole, siccome desidero. Ma non potendo altro per ora, bisogna ch'io mi dia pace, e mi appaghi di questo poco, non senza pensare di quando in quando agli obblighi miei e gl'infiniti meriti vostri. E appunto a queste mattine in pensando a voi, siccome son solito diì fare assai bene spesso, mi venne fatta questa frottoletta, che ora vi mando. E penso che per esser breve vi degnerete forse di leggerla., Orsù, scusatemi, e valetevi di me, che sono, e sarò sempre vostrissimo non che vostro. E vi riverisco di tutto cuore.
Addio.

Conte gran doti - di natura e d'arte,
Forse quà in terra non vedute mai,
In voi già vidi, e quel che in voi mirai,
Fu di voi la minor men degna parte.

Che qual chiuso in sua luce, a parte, a parte,
Cela stesso il sol co' i proprii rai,
Tal voi co' vostri, più del sole assai,
Splendidi fregi, vi celaste in parte.

Ma or deposto il vano lustro e quella
Luce di gloria, che v' ascese ascose a noi,
Far di voi vi vegg'io mostra più bella.

Che se in voi non minor de' vostri eroi
Serve grandezze e dignitate ancella
Mirai poc'anzi, or voi rimiro in voi.





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