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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti
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LETTERA V.
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LETTERA
V.
Villa
, 10
Settembre
1694
.
Al medesimo.
Io non fui mai
ambizioso
, ma quando
pure
lo
fossi
, mi
avereste
dato
il mio
conto
sino al
finocchio
, mentre di
quattordici
versi
,
undici
me ne
mettete
in
cielo
, e tre nell'
inferno
, e questi forse con più
giustizia
di quelli.
Nè
pensate
già ch'io vi sia più
tenuto
delle
lodi
, che della
critica
. Mi
piaccion
quelle, ma non mi
giovano
; questa, e mi
piace
, e mi
giova
, e quanto
pili
più mi
mostra
la
sferza
, tanto più m'
assicuro
del vostro
amore
. Ve ne
ringrazio
dunque con tutto l'
animo
, e
chino
il
capo
alla
sentenza
, dalla di cui
giustizia
sarebbe troppa
temerità
l'
appellarsi
,
dicendovi
solamente, che il
debole
di questa
chiusa
paragonato
col
forte
de'
versi
antecedenti
, non viene da
stanchezza
, come per lo più si
vede
accadere
in. molti
sonetti
che
cominciano
con
vigore
, e poi
finiscono
tanto
morti
e
sfiatati
, che non si
reggono
in
piedi
, e
danno
giù
.
Anzi (
udite
cosa
mirabile
) tutto il
sonetto
è
fabbricato
sopra questa
chiusa
, in
grazia
della quale
confesso
d'averlo
fatto
. E l'
idea
è
presa
da
Tansillo
, in quel
capitolo
che
finisce
così:
Occhi
de' miei
desiri
e d'
amor
nidi
,
Vorrei
chiedervi
in
don
qualche
mercede
,
Pria
che l'
aura
mi
tolga
a'
cari
lidi
.
Ma il vostro
duro
orgoglio
che non
crede
L'
ardeor
che tanto in
piccol
tempo
crebbe
,
Ch'
osi
sperar
mercè
, non mi
dà
fede
.
Una pur
chiederò
che mi si
debbe
Ella, ed è tal, che
benchè
d'
odio
accesi
Un
nemico
talor
, dall'altro l'ebbe:
Occhi
s' s'io
moro
, e
fia
chi vel
palesi
,
Perchè
voi
vivi
abbiate
lodi
, ed io
Già
spento
, qualche
onor
, siate
cortesi
D'una
lagrima
vostra al
cener
mio.
Mi
piacque
l'
idea
, e
disegnai
di farne un
sonetto
alla
Fortuna
,
chiudendolo
con un
sentimento
simile
. Ed eccomi
caduto
di
capo
il
diadema
dell'
umiltà
, colla quale avendovi
finora
scandolezzato
, voglio
adesso
edificarvi
colla
superbia
;
perchè
, se il
bello
degli altri
mescolato
col mio,
scade
della sua
bellezza
, e non
apparisce
più
bello
, ognun
vede
che la vostra
critica
,
condannando
quel che non è mio, a
confronto
di quel che è mio, viene ad
essere
tutta quanta a mia
lode
; e così invece di
bastonar
me, avete
bastonato
il
povero
Tansillo
, o per
dir
meglio
, a me son
tocche
le
bastonate
, ed a lui è
toccato
sentirne
il
dolore
. — Ma io non son
contento
, se non me ne
date
una
cinquantina
a mio modo tra
capo
e collo, e
perchè
possiate farlo con
sicurezza
di
percuoter
me e non altri, vi
mando
quest'altro
sonetto
, tutta
mercanzia
del mio
povero
fondaco
.
Direte
che sono
impenitente
, e che non vi
lascio
ben avere, ma abbiate
pazienza
per questa
volta
.
Accetto
la
mutazione
del verso, cioè il de' miei
guai
in
luogo
e
co
' miei
guai
. E
sappiate
che così
diceva
da
principio
, ma poi lo
mutai
, e
ora
considerandolo
meglio
al
lume
delle vostre
ragioni
, lo
restituisco
all'esser di prima.
Un
caro
abbracciamento
al
Priore
, un altro al
Conte
Montani
, e vi
riverisco
devotamente
.
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