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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti
IntraText CT - Lettura del testo
LETTERA VII.
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LETTERA
VII.
Villa
, 26
Settembre
1694
.
Al medesimo.
Non
ponevo
punto
in
dubbio
la
disapprovazione
della
chiusa
, e già me la
sentiva
scorrere
giù
per le
reni
. E
perchè
un
male
così
fatto
non vuole
impiastri
, ma
ferro
e
fuoco
, m' è
bisognato
venire al
taglio
e
abiurare
il
Tansillismo
nel modo che
vedrete
. Non
so
poi, se il
rimedio
sarà
peggiore
del
male
. Ho
preteso
di
riconvenir
la
fortuna
con farle
vedere
e
toccar
con
mano
, che con tante sue
stranezze
, ha ben ella potuto far
conoscere
la sua
ingiustizia
, ma non le è
riuscito
di farmi
misero
. Non
so
poi quello che vi
parrà
del
pensiero
e dell'
espressione
, la quale, in un
panno
tosi
così
stretto
, mi ha
forzato
a
ricorrere
ai
laconismi
. Vi
ringrazio
infinitamente
delle
correzioni
fatte al
sonetto
:
Piangesti
Roma
, e
toltane
l'
ultima
, le
accetto
tutte. Solo mi
dà
qualche
fastidio
la
voce
intrise
, la quale mi fa, e mi ha sempre
fatto
, una
bruttissima
specie
. — E che
specie
mi
chiederete
voi? Una
specie
di quella cosa che voi
dite
ch'io mi son fatta nei
calzoni
, nel far la
chiusa
al
sonetto
della
Fortuna
.
Credo
bene
che sia questa una di quelle
sciocche
delicatezze
, le quali senza alcuna
ragione
s'
imprimono
nell'
animo
, e poi vi fanno tal
presa
, che non se ne possono più
distaccare
.
Nè
voglio stare a
dirvi
per mio
discarico
che un
sentimento
simile
fu
espresso
dal
Pulci
colla stessa
frase
, quando
disse
:
Che gli
mise
nel
cuor
proprio la
lancia
,
E
mostrò
pur eh'ch'. è
Paladin
di
Francia
.
No, no,
confesso
che avete
ragione
, e che il vostro verso è più
forte
del mio. Ma siccome avete
guarito
lui del
male
della
lonzeria
, così
dovete
ora
guarire
me con
levarmi
dal
capo
questa mia
sciocca
schizzinosaggine
. E per questo sarà
necessaria
l'
autorità
d'un
concilio
, cioè quella del vostro
famoso
triunvirato
, alla
dichiarazione
del quale sono per
soscrivermi
, tanto in questo, quanto nella
mutazione
che ho
fatto
alla
chiusa
del
sonetto
: Se
grazia
al
vinto
.
Fate
dunque una
veglia
sopra questi miei
cenci
, e
perchè
i
Padri
del
Concilio
si
radunino
più
volentieri
, si
darà
loro un
berlingozzo
fresco
per uno, e al
Contino
, come più
giovane
e di
miglior
appetito
, oltre al
berlingozzo
, si
darà
una
ciambella
e un
morselletto
. Ma state,
perchè
la
veglia
abbia più
corpo
, voglio
mandarvi
un altro
sonetto
sopra lo stesso
argomento
. Oh che
grande
impertinenza
! Quanto poi all'
ultima
correzione
del
sonetto
:
Piangesti
Roma
, non
so
intendere
come in quell'
Ambo
piangemmo
, non v' abbia subito a
sovvenire
ch'io
parlo
di
Roma
e di me, avendo
detto
nel
primo
quadernario
Piangesti
Roma
e nel
secondo
E
piansi
anch'io, e
Lucrezia
in questi
piangistei
non ha
punto
che fare, non avendo mai
detto
di sopra ch'ella
pianga
.
Tuttavolta
me ne
rimetto
, e vi
riverisco
devotamente
.
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