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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti

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LETTERA IX.

Mercoledì, a ore 15 ½ 1695.

Al medesimo.

La vostra critica sopra il mio sonetto, non può essere più giudiziosa, più giusta; dirò che mi sia giunta nuova, perchè sentendomi anch'io dolere, dove vi siete sentito doler voi, me l'aspettava più che di pepe. — Certo è, che a voler che la similitudine non sia zoppa, deve il patto essere correspettivo e reciprocamente oneroso, come voi dite; ma la disperazione, a oggetto di guarir d'un male, da me stimato incurabile, mi aveva proposto un rimedio forse peggiore del male medesimo. Un altro impiastro mi è sovvenuto, ed è questo: Io patteggio col destino, ch'io debba in avvenire dal canto mio limitare i desiderii, ed egli dal suo, limitar le offese fino a un certo segno, oltre il quale non sia lecito, a lui, a me, di passare. Così ognuno ci sarà per l'ossa e per la pelle. Tutto sta che io l'abbia saputo esprimere; sentite:

Tra il forte Ibero e il Lusitano invitto,
Dal Mondo ignoto a ripartir l'imprese
Linea dall'Austro all'Aquilon si stese,
Che il termin fisse ad ambedue prescritto.
E tra il Destino e me {già un patto è scritto / | patto è già scritto}
Patto ch'io nei desiri, ei nelle offese
Quasi a vietato incognito paese,
Far mai non deggia oltre il confin tragitto.

Ditemene il vostro parere.
Sono adesso al vostro Ditirambo, e lo trovo sempre più splendido e grande, ma veggo in esso una tal profusione di bei concetti e di belle idee, ch'io non so come voi possiate scampare la taccia d'ingegno scialaquatore, che non conosce moderazione, e vuoi sempre mettere in grande tutte le cose più piccole e farle talmente crescere di statura, che di nane che erano, diventino gigantesche. Ilo per abbreviarla, ho lineati una quartina di versi, che si potrebbero levare, se a voi così parrà, e quanto al titolo, lo leverei affatto, parendomi che alla brevità d'un brindisi, non — sia più che tanto proporzionata la prolissità di questo componimento. Domani spero di rimandarlo. A Vafrino si potrebbe dar per compagno Lesbino o Zerbino, ma considero che quest'ultimo nell'Ariosto è nome di figliuolo di Re. Dimandasera penso di essere all'Accademia, e lunedì prossimo sarei a servirvi, se non fosse per me la sera della febbre, dovendo essere alla Mercanzia.

Mercoledì a ore 21,

Ecco un'altra mutazione calda, calda:

E tra il Destino e me, patto è già scritto,
Ch'io limite ai desiri, egli all'offese
Punga, e quasi a proibito paese,
Niun di noi faccia, oltre il confin tragitto.

Favoritemi di scrivere in piè di questa il vostro sentimento, e vi riverisco.

Giovedì a ore 16.

Eccone un'altra, della quale mi soddisfo più, e questa sia l'ultima e perentoria:

E tra il Destino e me patto è già scritto,
Ch'io confine ai desiri egli all'offese
Ponga, e quasi a proibito paese
Far niun ardisca, oltre il confin, tragitto.





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