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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti

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LETTERA XVII.

Villa, 15 Luglio 1695.

Al medesimo.

Suppongo che abbiate ricevuto altra mia lettera responsiva all'ultima vostra. E perchè non so quietarmi così facilmente, quando si tratta di avervi a servire, vi mando adesso nuova fantasia, toccante di traverso e come per fianco le lodi dei Buccheri e della Regina dei Buccheri, acciocchè abbiate nell'una e nell'altra lingua qualche piccola testimonianza della mia prontezza in ubbidirvi. Favoritemi di leggerla e di emendarla.
Il verso è de' più arrabbiati che si trovino in tutta la turba dei versi, perchè l'avere a finirlo con due dattili e un anapesto è cosa orribile; e stante questa difficoltà, credo io, niuno degli antichi ha voluto usarlo, trattone Catullo, che una sola volta se n' è servito. Il suono tuttavia riesce assai grato, ma bisogna assuefarvi ben bene l'orecchio. Io non so come mi fare a liberarmi di questo prurito, e sono già addosso all'ode trentaduesima. Vi supplico di dare un abbracciamento al mio carissimo priore e un altro al Sig. Marchese Alessandro. E vi riverisco devotamente, pregandovi di rimandarmi l'ode con vostro comodo.





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