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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti

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LETTERA XVIII.

Villa, 22 Luglio 1695.

Al medesimo.

A voler che m'esca daddosso questa mia nuova incancherita libidine, bisogna dirmi che queste mie cianciafruscole non vagliano nulla, ed eccomi subito bell'e guarito. Ma fintantochè voi seguirete a lodarmele, staràò sempre peggio che mai, o impazzirò semprepiù. Vi ringrazio del gradimento con cui avete accolto questa mia ultima frenesia, e non vi spiaccia ch'io mi trastulli un poco colla cetra latina, perché la poveretta da dodici anni im qua non era mai stata neppur guardata in viso. E quanto allo spendere, farò in modo che mi resti da poter dare alla Toscana qualche gioiuzza o qualche vezzo di buccia d'anguille, perchè non mi faccia muso e non imbronciseca. Se altro non occorre, a tempo debito sarò in Firenze, e perchè ho il vizio nell'ossa, verrò colla sgualdrina a cintola. — I soliti abbracciamenti al priore, al Marchese, e vi riverisco devotamente.





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