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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti

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LETTERA XXI.

Volterra, 25 Novembre 1696.

Al medesimo.

Ho letto i versi, e non voglio stare a dirvi, se mi piacciono o no, vedendo che me li avete mandati, non perchè io li lodi, ma perchè li traduca. Bisogna nondimeno ch'io li lodi, perchè lo meritano. Ma quell'avere a tradurli (cosa che non ho mai voluto far de' miei giorni) mi fa rincerconire il sangue solo in pensandovi. — Primieramente mi trovo capo pieno zeppo d'idee latine, durando ancora in me quell'estro medesimo, che cominciò sul finire del mio male. In oltre non posso dirvi l'antipatia che passa tra la traduzione e me, parendomi che mettersi a lavorare su quello d'altri, sia cosa da uomo che non abbia nulla del proprio. Ma voi cavereste una monaca di convento, e non so che diavol di superiorità di genio voi abbiate sopra di me, che mi convenga l'aver sempre a fare tutto ciò che vi piace, anche contro mia voglia. Ne volete di più? Procurerò di servirvi, e benchè non vi possa prometter l'opera, perchè le poesie non sono in potere del poeta, vi prometto nondimeno i preliminari dell'opera, cioè l'applicazione a farla. — Ma da ora innanzi non mi parlate più di traduzione, altrimenti avrete una negativa a lettere d'archi trionfali. Arrivederci quest' altra settimana, e Dio vi dia il buon capo d'anno.





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