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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti

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LETTERA XXV.

Volterra, 13 Ottobre 1698.

Al medesimo.

Veggo la tacita pretenzione che avete, ch'io vi ringrazi dell'occasione datami di meritare il gradimento del sig.r Conte di Crèqui, per quella traduzione che mi faceste fare. Lo veggo benissimo, e ve ne ringrazio, lasciandovi tutto il pensiero di far per me col medesimo Sig.r Conte quelle parti che stimerete più opportune.
Non voglio già ringraziare Dio dell'essermi fuggita l'occasione di servirvi delle radiche di scorza nera: lo farò bene, quando mi darete campo di potervi servire, e metterò sottosopra tutta questa mia giurisdizione civile e criminale. L'altro giorno mi sollucherai un poco col superiore Ecclesiastico, e gli lessi il capitolo della vostra lettera, e mi disse che tornerebbe forse meglio fare stillare qui le radiche e mandarvi costìi lo stillato in fiaschi.
Ma che medicamento è questo vostro?
Voi mi dite d'aver fatto un sonetto e un capitolo, e non me lo mandate. Modo proprioe di farmi spirare, come dicon le donne, quando veggono che un bambino ha voglia di qualche cosa. Ora mandatemi l'uno e l'altro senza altra replica; ed io pure vi manderò un po' di filato, o lo vogliate di Madonna Rachele o di Madonna Lia. Addio.





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