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Vincenzo da Filicaia
Lettere inedite a Lorenzo Magalotti

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LETTERA. XXXII.

Pisa, 20 Maggio 1701.

Al medesimo.

Or che l'asinello è caduto nel fosso, non basta il dire ch'egli vi sia caduto, ma bisogna stendere un manino per cavanelo fuora. E a voi sarà molto facile, perchè mi avete cavato di maggior fondi che non è questo; se questa fantasia di due mondi non è adattabile al caso nostro, la più vera è uscirne, ma prima di farlo, favoritemi di vedere, se vi è modo di salvarla.
Voi dite benissimo che il corso di Roma è diritto, e che dalle mosse si scuopre la meta, ma oltrechè una tal dirittura è particolare di quel corso, io considero che non si tratta d'un corso di cavalli, ma d'una carriera da un capo all'altro di tutto un mondo, che vuol dire che se dopo d'aver fatto un cammino di quattro e più miglia, io mi conduco a vista del termine, che sia distante due o tre miglia dal luogo dond'io lo scuopro, non si potrà mai dire che quel termine sia lontano, rispetto alla tanto maggior lontananza del luogo dond'io mi mossi. Mi raccomando alle vostre misericordie, e sono al solito tutto vostro servitore. Addio.





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