Sto attualmente servendovi, e intanto vi rimando quel benedetto e tante volte condannato e riprovato sonetto della Linea, il quale mi sono ingegnato di racconciare in un altro modo, con tor via la correspettività del patto, dalla quale nasce tutta la incompatibilità, che voi dite, e con ridurre ad una sola azione, rispetto alla fortuna, le due azioni che prima conteneva il medesimo patto, rispetto alla fortuna e me.
Tra il forte Ibero e il Lusitano invitto Del mondo ignoto a ripartir l'imprese, Linea dall'Austro all'Aquilon si stese, Che 'l termin fisse ad ambedue prescritto. E tra il Destino e me giurato e scritto Formossi un patto ch'ei di nuove offese A un quasi nuovo, incognito paese Far non deggia, oltre il segno, unqua tragitto.
Se in una di queste ma fniere, o in altra che vi piaccia di propormi, stimerete che il sonetto sia tollerabile, lo leggerò forse in Accademia giovedì prossimo. E vi riverisco devotamente.
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