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| Gabriello Chiabrera Amedeide IntraText CT - Lettura del testo |
Corrono i Turchi minacciando, e lieti
Omai di certa speme empiono il petto:
Io non m'oppongo lor, chè tu mel vieti;
E di tua volontate il cenno aspetto.
Sì chiedeva di Dio gli alti decreti
L'Angel di Rodi a la difesa eletto
In zelo ardendo, e con dimesse fronti
Pure altri spirti a ripregar son pronti.
Argomento del Poeta, nell'Amedeide maggiore:
«Nel V. narrasi l'assalto fra Turchi e fra Italiani: Giordano Orsino lor duce rimane morto; Trasideo pieno di ferite è condotto ad Egina sua sposa.»
«Argomento del Paschiulli al canto IV dell'Amedeide minore, che in parte corrisponde al V della magg.
Dopo chiare prodezze il grande Orsino
Cade sui muri, e sale in ciel beato;
E Trasideo, quasi a morir vicino,
Si rinfranca in veder l'idolo amato.
D'arnesi, ove sudò fabbro divino,
È per Michel l'Eroe fatale armato,
E da procelle accompagnato e lampi
Fa di scitica strage orridi i campi.
Osservazioni critiche del Cavaliere d'Urfé al canto V.
«Je ne dis rien icy de la remarque que V. A. a faitte fort a propos de ce que N. D. sauve le Doria, qu'il favorisse presqu'autant qu'Amedee, et plus beaucoup que Folques le grand maistre; ce qui n'est pas raisonable et ne le peut excuser, si non qu'il est genevois (vuol dire génois) aussy bien que l'Auteur.» I poeti epici hanno un personaggio, che non è il principale, ma cui danno una grandezza e virtù ideale; nè alcuno mai pensò di condannarli con sì grave sopracciglio, come fa il censore dell'Amedeide. Bastino gli esempj di Turno nell'Eneide e di Rinaldo nella Gerusalemme.
«La longue enumeration des tuez d'un seul coup est si ennuyeuse que le lecteur ne se peut empescher d'en desirer la fin; parce il ny voit rien de nouveau, et que le plus souvent il ny a que les noms tous seuls, et encore des noms si facheux a prononcer qu'il est impossible presque de les lire sans y faillir.» Quanto alla parte prima di questa censura; cioè alla lunga lista di morti uccisi d'un colpo solo, si è già risposto nelle annotazioni al canto III. Se al censore piacque di ripeterla, a noi spiace d'annojare i lettori.
Riguardo ai nomi così malagevoli a pronunziare, il signor d'Urfé non è giudice competente. A me riesce più facile pronunziare, per es. Orsino che de Bouflers, Trasideo che Bouchicaut ecc.; ma io non conosco come fosse formato il timpano, nè come fatta la lingua dell'Urfé.
«Il faut notter qu'il met force noms de maisons qui n'etoient point en lumiere en ce temps la, ou pour le moins qui estoient si vils qu'il ne pouvoient etre mis au rang ou il s'en sert, comme de Fracastor, Caponi, et plusieurs de Savonne; en quoy il fait tord a ceux qu'il nomme et qui etoient veritablement illustre (sic) en ce temps la.»
Tra le doti egregie dell'animo del Chiabrera, non è ultima quella di uno sviscerato amore per la gloria dalla nazione italiana. Guidato da sì nobile sentimento volle fingere che all'assedio di Rodi si trovassero molti cavalieri italiani; dando loro i cognomi o di qualche famiglia per feudi e per guerrieri famosa, come Doria, Orsini e Baglioni; o per sommi letterati illustre, siccome Fracastoro e Castiglioni. L'amor di patria fecegli introdurre nel poema un Riario savonese. L'amicizia gli dettò d'innestarvi un Corsi fiorentino ed uno Sperone, padovano: per altre città scelse a piacere tra' cognomi più nobili; per es, in Asti i Rovèro, in Ancona i Ferretti. Vero è che non tutte queste case erano egualmente famose a' tempi di Amedeo; ma un poema non è un albero genealogico.
«Le discours de Codre et de son compagnon, qui parlent si longuement entre eux quand ils rencontrent leur maistre en terre est bien superflu, car encores que il eust esté mort, tousiours estoit (sic) ce bien fait d'emporter le corps de leur maistre pour l'enterrer: a quoy donq'tant de propos se demandant s'il est en vie et s'ils l'emporteront?»
Nell'Amedeide, qual va stampata, tutto il lungo discorso di Codro e del compagno è ristretto in meno di cinque versi (V. 50):
In tale stato duo scudier l'han scorto,
Ismeno e Codro; e favellava Ismeno:
Codro, che direm noi? del tutto è morto,
O la grand'alma anco raccoglie in seno?
E Codro: ecco ei respira; abbia conforto,
A lui medica man non venga meno:
Fia forse alla sua vita alcun riparo.
E sulle braccia il grave peso alzaro.»
Ma forse nel MS. presentato dal Poeta al Duca il dialogo degli scudieri sarà stato più diffuso.
Varianti del canto V, che nella minore è il quarto.
Mancano alla minore le stanze 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, e 18; perciocchè dall'ultimo verso della st. 8.
Sangue di Febo e de le muse amico,
si trapassa alla st. che comincia,
Quinci ben pronto agli ultimi soccorsi,
che perciò è la 9 nell'Amed. min. e la 19 nella maggiore.
Travolve intorno formidabil lume.
Ma nella minore, st. 24: Involve intorno formidabil lume.
La st. 25 della min. finisce in questa guisa:
Nè pur l'orgoglio in Turacan vien meno;
Anzi al gran Cavalier trafigge il tergo,
Nè resse alle percossa il forte usbergo.
Con ferrat'asta al Cavalier impiaga
Al contrario l'Amed. magg. ha questa varietà. La st. 35 si termina alquanto diversamente:
Non pur l'orgoglio in Turacan vien meno;
Ma disperando Aletto ulula e mugge,
Nè sa biasmar chi volge il tergo e fugge.
Appresso si leggono le st. 36, 37, 38 e 39; e quella che nella minore è st. 26, nella maggiore è 40:
Con ferrat'asta al Cavaliero impiaga
Dopo la st. 60 della maggiore che si chiude
Ode il parlar, con maraviglia il sente,
si leggono quattro stanze 61 - 64; e si chiude il canto V; dove al contrario nella minore, subito dopo il verso allegato, si continua il canto IV:
Ma verso il campo i lumi eterni inchina
Di questa stanza e delle seguenti il Poeta formò il canto VII. Laonde nulla si ha nell'Am. piccola di ciò che forma il canto VI della maggiore.