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Gabriello Chiabrera
Amedeide

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XLIII

 

E tu, sommo Campion, che 'l mal presente

Fosti dal Cielo a divietare eletto,

Come affermasti; ed a ciò far possente,

Ben ti confessa il sovrumano aspetto:

Signor, vientene meco; io navi e gente

E ciò, che 'n guerra fa mestier, prometto:

Quanto può Samo, e quanto possa Scio

Da' cenni pende e da l'arbitrio mio.

 

 

XIIV

 

Poi parentadi ed amicizie, quanti

Veggonsi oggi regnar per l'onda Egea,

Armi susciteranno e naviganti

E Lenno e Lesbo e la discosta Eubea.

Così parlando rinnovava i pianti

L'odioso spirto: ei tuttavia fingea

Volto a tentar con le sottil sue frodi,

Che sen gisse Amedeo lunge da Rodi.

 

 




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