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Gabriello Chiabrera
Amedeide

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LVIII

 

Oltra misura coraggiosi e crudi

Par che con ali a piè ciascun s'affretti;

E nel primiero incontro urtansi scudi,

Percotonsi corazze, apronsi elmetti;

E quinci insanguinando i brandi ignudi

Sforzansi penetrar per entro i petti

Profondamente, e ne la furia immensa

Ciascun minaccia, e sul morir non pensa.

 

FINE DEL XII CANTO.


 

 

 

ANNOTAZIONI

 

AL CANTO XII.

 

 

In quattro parole ne ha racchiuso l'argomento il Poeta medesimo: «Nel XII fassi battaglia fra Turchi e fra Rodiani

Nella st. 28 per indicare l'Imperatore di Costantinopoli, si dice - il Re che di Bisanzio avea l'impero - Spiace al Cav. d'Urfè questo titolo di Re dato ad un Imperatore, dicendo che i titoli si possono accrescere, non già scemare; ma è censura troppo sottile; un canto poetico è un diploma.

Meno spregevole è l'osservazione che siegue: «Les armes d'Ottoman sont descrittes trop au long et les choses qu'il y met ne sont d'aucune substance pour le poeme, estant presque touttes des fables et choses assez triviales.» Per altro nella stampa, la descrizione delle armi non empie quattro stanze, e perciò non può dirsi troppo lunga; e se non è di sostanza, è d'ornamento al poema. È vero che anche il cavallo e gli arnesi che il coprono e l'adornano, hanno qui la propria descrizione; ma questa similmente è breve, e i versi sono bellissimi.

Aggiunge il critico una più severa osservazione, che daremo succintamente, perchè il poema stampato in questa parte sembra non rispondere esattamente al manuscritto esaminato dal Cav. d'Urfè.

In primo luogo trova esser contrario ad ogni principio dell'arte militare il rappresentar Folco, comandante della piazza stretta d'assedio, che ne esce fuora a ordinare le schiere per la battaglia campale. Ed è verissimo, comunemente parlando, che il comandante supremo d'una piazza non esce in persona; ma chi ne assicura che tal regola non possa avere le sue eccezioni? E parmi che qualche esempio se ne legga nella guerra del 1813.

Rimprovera in secondo luogo al Poeta, che faccia restare la città di Rodi quasi priva di difensori; ed anche in questo trova giustamente un errore d'arte militare; ma nella stampa non si vede quest'abbaglio così manifesto, come forse appariva nel testo a penna.

Finalmente; non sa darsi pace il censore veggendo due o tre mila cristiani presentar battaglia a 74 mila ottomani. Ma i poeti fanno di questi prodigj, e de' maggiori: e poi, non è nuovo che pochi drappelli d'europei abbiano l'audacia di venire a cimento con eserciti d'orientali. La storia della Grecia antica può servire d'esempio. Ed anche si vuol notare che i cristiani erano stretti dalla necessità ad accettar la pugna; e che la vicinanza della città di Rodi gli assicurava in qualche modo, coprendo un lato del loro piccolo esercito; e offerendo un luogo di ritirata in caso di sventura.


 

 

 




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