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| Gabriello Chiabrera Amedeide IntraText CT - Lettura del testo |
Ed ecco in alto un fiammeggiar profondo
Correa di tuoni orribile infinito;
Traggo al rimbombo l'Ocean dal fondo
De gli antri spaziosi ampio muggito;
Tutto si scuote il ciel, si scuote il mondo,
Si scuote infra gli abissi il gran Cocito;
Ed orrendo Amedeo spegne e minaccia
Il campo avverso, e ne la fuga il caccia.
AL CANTO XIII.
«Nel XIII. si continua di narrare la battaglia.» In queste pochissime parole strinse il Chiabrera l'argomento del Canto.
Il cavaliere d'Urfè nota in primo luogo, che non doveva il Poeta far combattere i due eserciti, quanto si stendono quasi due canti - sans qu'Amedee y soit. - Questo difetto sarà stato nel MS; ma non è nella stampa; dove il verso 3 della st. I ci rappresenta Amedeo che si travaglia in armi; e nella st. 5 il veggiamo ferire a morte uno de' turchi più. valenti, nominato Mustafà. Che anzi il critico stesso, dimenticando ciò che dianzi avea detto, ripete l'osservazione già fatta ne' canti precedenti «que tous les combats d'Amedee sont commancez et finis d'un seul coup» Se non che allora così scrisse generalmente di tutti gli scontri d'un guerriero contro dell'altro; e qui rinnova la querela in modo speciale per Amedeo. A dire il vero, non può negarsi che i singolari combattimenti descritti dal Tasso con tanta varietà di avvolgimenti e di ferite, non sieno spettacolo più bello e più gradito che non i colpi mortali del Duca di Savoja; ma si potrebbe dire non meno, che l'Autore della Gerusalemme trasportò in Palestina e tra' combattenti le finte pugne delle giostre che vedeva in Ferrara alla corte degli Estensi.
Assai ragionevole mi sembra un'altra obbiezione del critico; ed è quella che cade sopra le stanze 20. 21. e seg.: »Le discours d'Asmodee est (leg. et) de Belial seroit plus propre d'estre omis, parce qu'il ne sert de rien au poeme et sinon a faire parler des demons, qui ne sont que trop ordinaires en cet oeuvre, et mesmes qu'ils ne doivent iamais estre represantez que pour chose entierement necessaire.»