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Gabriello Chiabrera
Amedeide

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LII

 

Su questa umida arena in van s'arresta

Tua spada omai; tutta la turba è spenta;

Mira, che su la riva atra e funesta,

S'altri non cade morto, almen paventa;

Ma per andar dove Ottoman tempesta,

Tue membra lasse il piede egro sostenta

Debilemente; or fin ch'a te non torno,

Quì non t'incresca far breve soggiorno.

 

 

FINE DEL CANTO XV.


 

 

 

ANNOTAZIONI

 

AL CANTO XV.

 

 

«Nel XV Amedeo perseguitando i Turchi che s'imbarcavano, è per annegarsi in mare; Santo Maurizio il libera dal pericolo.» Quest'è l'argomento postovi dall'Autore.

Nella st. 15 l'ediz. prima legge:

 

Tu se riponi entro Cilici il piede;

 

Ma l'ediz. 2.a ci da una miglior lezione, o almeno più chiara:

 

Tu, se riponi entro i Cilici il piede.

 

Vuol dire nella Cilicia.

Maravigliose prove ci narra il Poeta, st. 1 - 20, del valore di Amedeo, il quale urta l'oste nemica, e la sospinge verso il mare a cercarvi riparo nelle navi: ma il cav. d'Urfè non sa darsi pace di tante prodezze: »Quand il dit qu'Amedee luy seul poursuit et chasse tant de milliers d'hommes, ne samble til point qu'il se moque du lecteur

Amedeo vedendo fuggire que' vili »del vôto destrier salta sul dorso» spingesi fra loro nel mare, e fa scempio de' nemici. E questo ancora spiace al nostro Censore. »Et quand il le fait entrer a cheval dans la mer et poursuivre les barques, ne le represante il pas sans jugement

L'inferno, a procacciare scampo a' Maomettani, desta in mare una orribile procella; ed Amedeo, abbandonato il cavallo, e postosi a nuoto, invoca nel pericolo estremo il favore di S. Maurizio (st. 28). Ed il Critico molto severamente ne rimbrotta il Poeta: «Et quand il le fait plaindre et lamanter de peur de se noyer, ne le fait il pas faible et perdu de courage? mais quelle action de courage et de prudence lui attribuet il?» Il critico era scrittore di romanzi; e in questo genere di libri non vi ha virtù naturale eroica; ma tutto è tolto dalla immaginazione e spinto agli estremi. Il qual difetto parmi di ravvisare in questo tratto della sua censura; perciocchè sarebbe stupidezza, non valore, il non sentir dispiacere di morirsi per naufragio. Il Chiabrera si ricordava dell'Eneide lib. I, non delle virtù romanzesche.

S. Maurizio ascolta la preghiera del Duca; discende a consolarlo; e gli narra le glorie de' principi di Savoja di lui predecessori. Il cav. d'Urfè con più di ragione condanna questa parte del poema; adducendone tre motivi; che i fatti degli antenati non dovevano essere ignoti ad Amedeo; che non v'ha ragione di far palesare da persona venuta dal Cielo le cose scritte nella memoria degli uomini; che non era quello il momento di trattenere Amedeo ad udire il racconto di S. Maurizio.


 

 

 




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