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| Gabriello Chiabrera Amedeide IntraText CT - Lettura del testo |
LI
Ognuno è pronto; e le possanze frali
Del corpo afflitto avvalorar s'ingegna,
E van tra sassi e tra volanti strali
Là dove del Baglion ferma è l'insegna;
Ivi, come gli assalti aspri e mortali
E le percosse disprezzar convegna,
Narravano a' soldati assai smarriti
E col sembiante li faceano arditi.
AL CANTO XIX.
Argomento postovi dal Chiabrera: »Nel XIX si continua di narrare la battaglia fra Ottomano e i Rodiani.»
La prima censura del Cav. d'Urfè sopra questo canto è tolta dall'arte militare; ed in questa certamente non era perito il Poeta, benchè fosse uomo non timido, ed in gioventù avesse non una volta sfoderata la spada: ma ben altro è un duello, o una rissa, ed altro la cognizione delle militari ordinanze. Ascoltiamo l'Urfè: »Il fait que Ottoman vient aux mains avec Telamon sans nulle observation de l'art militaire, parce qu'ayant dit que Foulques de touttes ses gens avoit fait un bataillon, commant sans avoir dit qu'il soit ouvert ou seulemant attaqué, dit il qu'Ottoman vienne aux mains avec Telamon? Mais il ne faut pas trouver ce combat estrange, car tous les autres sont faits de mesme.»
Pieno di bellezze poetiche è questo canto XIX. considerandone le parti ad una ad una; sia per le descrizioni vive ed evidenti, sia per la locuzione veramente poetica, e l'armonia del verso; ma il tutto, il totum di Orazio, non è immune dalla critica dell'Urfè: »Les visions, discours et apparitions des Esprits contiennent la plus grande partie de ce chant, qui est une chose bien importune.» Il critico non ha torto.