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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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I.

 

Se desiderio di imparare o soltanto di vedere vi lascia condurre qualche volta per musei, gallerie, anfiteatri, scavi, consentite che io vi conduca in un museo moderno, dove ritroverete in gran parte gli stessi oggetti (armi, indumenti, vasi, arredi d'uso) ma dove tutti questi oggetti non indicano gente morta costumi perduti ma uomini viventi e fatti attuali e non occupano l'archeologia e la numismatica ma la coscienza e la vita.

Venite dunque con me, salite queste scale, seguitemi per questo corridoio. Ma badate a' mali passi, che il terreno è sconnesso e la via scura. Ora voltate di qua, per queste stanze. Son tetre, son sudice; abbiate pazienza. Che volete? il luogo è vecchio, ha già servito a molti usi e ora è considerato di poca importanza.

Voi ve ne siete accorti: siamo nel laberinto della giustizia. Parrebbe che tanti sciagurati lasciassero qui ogni giorno tracce profonde del loro pianto, della loro colpa, della loro miseria: ma in verità il luogo è tenuto in poco conto perchè tenuta in poco conto la giustizia.

Ma non temete che io voglia condurvi per quegli antri ciechi dove si dispensa il torto o la ragione e si sorteggia l'impunità o l'ignominia. Per questa via vi rattristerei anche di più. Fermatevi dunque a questa porta, intanto che io la faccia aprire; leggete che vi è scritto sopra: - Stanza dei corpi di reato.

Ecco il museo che dobbiamo visitare.

 

 

 




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