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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
IV.
Ahimè! così non posso dirvi di tutti questi coltelli che vedete stesi e numerati su quest'asse, come armi rare in un museo moderno di etnografia. Sono piccoli, corti, usuali, è vero; ma sono terribili e funesti per l'uso facile, frequente, dissennato, che se ne fa.
Bravacci di poca età ma di molta audacia non si ritengono dal metter mano al coltello dove appena sarebbe scusabile stringere il pugno per rifinire una lite (come si direbbe da loro) a cazzotti. La familiarità dell'arma li incoraggia, la libertà di portarla li rinfranca, l'esempio degli accoltellatori li seduce; e così acquistano da ragazzi un'abitudine e un'arte squisita di aprire, nascondere, stringere e trattare il coltello, che li consegna poi alla società esperti e temuti maestri a quindici anni. Generalmente il bersaglio preferito dei loro colpi è l'addome, centro scoperto e gracile di vita; e l'esito e forse il calcolo della mira è spesso la morte. Il piombo d'una scarica di fuoco si spenge talvolta nel soffice usbergo dei tessuti della veste o di quelli del corpo; ma la ghiaccia, la sottile, la ingenua lama del coltello squarcia i panni, taglia le carni, recide i tessuti, spacca i vasi, rompe le ossa e con la punta infetta dal sudore dell'assassino fruga e avvelena i più riposti meandri della salute e della vita. Una breve canna colpisce di rado nel segno della vittima instabile e agitata: una lama, ancorchè breve, anzi perchè breve, coglie e strazia nel punto designato, perchè la dirige e l'accompagna l'esatta, la cosciente mano dell'uomo. E come ha una familiarità e una confidenza col coltello l'accoltellatore così l'ha anche, per la consuetudine quotidiana della vita, l'accoltellato; onde accade che uomini esuberanti di forza e di coraggio si vedono cadere inconsapevoli nel mezzo d'una rissa dove dianzi sovrastavano sicuri e parchi della loro vigorìa, colpiti dalla punta insidiosa del coltello, come cadrebbe l'aeròstato bucato dalla punta d'uno spillo. La legge che è unitaria, nonostante che sia dedicata alla più varia realtà del temperamento, del carattere, delle abitudini del popolo d'Italia, il quale nella massima parte è un popolo di sangue caldo e di riflessione tepida, mentre vieta e tassa l'uso dell'arma da fuoco, ha tollerato fino a ieri una specie di nazione armata, laddove per questo riguardo poteva proclamare il disarmo. Oggi è tardi.
Ah! voi non mi badate e guardate invece con occhi di sgomento quelle rivoltelle. Lo so: a voi fanno maggior ripugnanza quelle bocche nere che paiono gridar morte a gran voce. Ma invece, vedete, accade generalmente così, che se trattate quegli strumenti per osservarli, pulirli, provarli, sono spesso terribili e micidiali per voi e per le creature più care che vi stanno dintorno, ma se poi dovete usarli per estremo bisogno di difesa, allora o non sparano o non colpiscono o non uccidono. Somigliano un po' alle antiche corazzate della marina, magnifiche e perfette nel porto, infelici e fallaci in mezzo al conflitto e nell'ora della prova.