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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
IV.
Di per se stesso, l'uso della scrittura, per occasione del delitto, ora è l'indizio d'uno spirito povero, quale si rivela sempre chiunque scriva volentieri e su argomenti e in occasioni scabrose, ora è il fenomeno d'una di quelle varietà morbose che contano tra le loro manifestazioni quella della grafomanìa, ora è la riprova del profondo disprezzo e della sintomatica insensibilità che uomini sani e non sani nutrono della sanzione penale, tutte le volte che il talento li stimoli al delitto.
Pensate all'ingiuria e alla diffamazione. Parrebbe che chi si induce a queste colpe dovesse riflettere alle loro conseguenze di fronte alla legge, giacchè il tempo di formare e inviare uno scritto dà agio alla riflessione. Al contrario, pochi consumano lentamente e freddamente come gli scrittori i loro malefizi. E questa verità val bene a dimostrare come negli stessi delitti di minore impeto e quasi di libera elezione la pena non basta a stringere i freni nella corsa al delitto. E come scrivono e sottoscrivono chiaro, questi freddi dispregiatori della pena! E come ingrandiscono il proprio nome e le parole più oltraggiose, quasi che la mano secondi il respiro più largo del cuore gonfio per la cupa passione!
La sfida alla persona oltraggiata perchè reagisca, perchè si quereli, perchè divulghi da sè ed a tutto suo danno l'ignominia, è la ragione evidente di tutto ciò; ma è pure evidente la sfida alla legge e alle sue minacce inutili.