| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
II.
Salomone giudice lo avrebbe condannato. - Tu non potevi essere certo della tua paternità - gli avrebbe detto - anzi, se hai distrutto la creatura di un uomo, non sei tu quello che l'ha generata. Così infatti il sapiente aveva giudicato dinanzi alle due donne che si disputavano la maternità di un neonato. Aveva minacciato di tagliarlo in due pezzi per darne uno a ciascuna, e, avendogli una delle donne trattenuta la mano, aveva detto: - date huic infantem, haec enim est mater ejus.
Ma i giurati, che non possedevano la sapienza del figliol di David, furono propizî all'accusato e lo assolsero.
Una verità sola commosse i giudici popolari: la passione disperata dell'uomo che si sentiva padre, suggellata dall'attentato alla propria vita, indizio non sempre dubitabile del disinteresse del delinquente rispetto ai vantaggi più bassi e comuni del delitto. In una delle quattro lettere lasciate in casa la mattina del delitto scriveva alla sorella, raccomandandole la madre: - Voglile bene, perchè niente è uguale all'amore dei genitori pei figli. - E alla madre: - Lontano dalla mia bambina io non potrei stare; e tu te lo figurerai, che m'hai voluto tanto bene. - E a un amico: - L'ora dello sconforto è venuta; io mi tolgo la vita, porto con me il mio angiolino che amo tanto; uno strazio atroce mi dilania l'anima, mi sarebbe impossibile vivere.
Ora a queste due verità, passione e suicidio, più o meno nobili e più o meno veementi, non fu mai serbata, a torto o a ragione, l'impunità. Lo stesso attentato alla propria vita può non essere sempre il segno d'una degradazione della responsabilità. Infatti non è raro il suicidio che succede all'omicidio, e spesso non fa che rivelare l'istinto dell'omicida, che, non soddisfatto del sangue della vittima, tende a consumare una violenza sanguinosa contro se stesso, quasi sia tratto da una forza che per consumarsi ha bisogno di una successiva espansione, e, una volta mossa, non si contiene più. Cosicchè il suicidio talvolta non è se non una violenza che vale di complemento ad un'altra.
Ma i giurati non assolsero Dante Sodini per un calcolo giuridico e psicologico, ma bensì per un principio sociale: il principio che quando un uomo è in aperto e inconciliabile contrasto tra la legge ingiusta e la natura tiranna non è più responsabile delle sue azioni rivolte a ribellarsi o all'una o all'altra oppure a tutt'e due.
Giudicarono al disopra della legge, anzi ne condannarono l'errore e ne additarono la correzione; e in ciò si ripone talvolta il principale segreto del giudizio popolare.