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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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I.

 

Era la pasqua ed erano tre anni che Ranieri Parentini aveva sposato Marianna Feretri, assai giovane e avvenente, non altrettanto fida e assennata.

Il Parentini era guardia del Comune di Firenze; e la sua vita di strada gli faceva desiderare più che a chiunque la gioia discreta e le cure tranquille della casa. Ma la sua donna non gli fu mai capace di questo segreto indefinibile e gli apprestò in cambio inquietudini e crucci e sospetti.

Anche lei faceva la sospettosa; e col pretesto di una tresca immaginaria del marito carpì dal capo delle guardie la disposizione che il Parentini fosse adoperato e immobilizzato nel servizio di piantone sul crocicchio del Ponte Vecchio.

Anche in quel giorno di pasqua Ranieri Parentini era di piantone, quando un giovine, che forse lo vide, passò il ponte e si inoltrò nel centro della città. Erano le tre e il Parentini aveva lasciato di poco la casa, dove aveva festeggiato la pasqua con un desco imbandito un po' meglio del solito e con la presenza della suocera, che d'ordinario non era da lui vista di buon occhio, come la mala consigliera e la dispettosa tutrice di tutti i torti della figliola. Non si seppe perchè, ma la guardia disertò a un tratto il suo posto e fece inaspettato ritorno a casa.

Aprì con la sua chiave la porta, dette del capo nel salotto e nella cucina: non vi trovò nessuno. S'avviò alla stanza da letto e vide su l'uscio socchiuso la moglie discinta, mentre l'aveva lasciata vestita. Non fece che spingere violentemente l'uscio per scoprire due segni d'orrore a prima vista: il letto coniugale tutto scomposto e una confusa figura di uomo rotolare giù da un lato mentre diceva queste parole: ascolti ascolti.

Che avrebbe dovuto ascoltare il Parentini? e che avrebbe potuto dirgli quell'uomo? Il Parentini non lo ascoltò; non lo toccò neppure. Dato di piglio alla daga di cui era armato, ne assestò un fendente sul capo della moglie disposta a fuggire, poi gettò subito quest'arma, impugnò la rivoltella che completava la sua divisa soldatesca e sparò due colpi alla mira di colui che non aveva voluto neppure avvicinare alla distanza della sua daga; tanto gli faceva ribrezzo! L'uomo fece un ultimo giro della sua persona sul pavimento e rimase supino con gli occhi socchiusi, le braccia aperte, la bocca spalancata.

Morto.

La donna benchè versasse sangue a fiotti dall'ampia ferita alla testa, ebbe tempo di fogarsi su per le scale comuni chiedendo soccorso. Al primo piano nessuno rispose, al secondo neppure; al terzo si aprì la porta prima che la donna bussasse; ma tardi. II marito, che si era fatto giudice di una turpe azione in suo danno, aveva già pensato come avesse commesso una grande parzialità: ghiacciare un uomo attratto dalla civetteria più che dalla passione di quella donna, un uomo a lui sconosciuto, che non gli aveva protestato fedeltà simulato amicizia, e lasciar fuggire, vivere, godere ancora, la donna che gli s'era resa spergiura. Allora era corso su per le scale, dietro le tracce del sangue, con la rivoltella in pugno, e, raggiunta la moglie, le faceva fuoco alle spalle.

Poi, nel discendere quelle scale, pensò ancora: - E la suocera? Quella cara suocera che ha sempre favorito i torti e i sotterfugi della figliola, quell'ineffabile suocera che or ora ho lasciata in casa a custodia di lei, dov'è? Non è già la sua assenza la sua colpa? - Raccolta la daga e riposta la rivoltella, si diede alla ricerca di quella triste vecchia che aveva sempre odiata. Attraversata la via, suonò il campanello d'una casa dove costei prestava qualche servizio domestico, la vide affacciarsi a una finestra delle scale, la invitò a scendere sulla porta. Avutala davanti, le fece fuoco addosso con due colpi, che fortunatamente per lei non furono mortali.

Al contrario la giovane Marianna moriva pochi giorni dopo, proferendo l'ultima menzogna in odio del marito col sostenere ch'ei l'aveva colpita a morte mentre lo rimproverava della sua tresca con una donna maritata: quasi che il suo compagno infelice non l'avesse già preceduta nella via della verità e dell'espiazione!

 

 

 




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