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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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II.

 

Durava ancora l'impressione profonda del fatto; non ancora le donne infedeli avevano ripreso le consuetudini antiche e i venturieri d'amore le imprese più audaci; si aspettava tuttora l'epilogo giudiziario della triplice strage, quando, pochi giorni dopo, si divulgava per Firenze la nova che un altro marito geloso aveva sfogato nel sangue la sua gelosia.

Benedetto Cagnacci e Teresa Haubrick si erano incontrati in una casa patrizia fiorentina, cuoco l'uno, l'altra istitutrice. Il romanzo non tardò a intrecciarsi fra questi due termini estremi della società domestica, e presto fu necessario il matrimonio per legittimare una condizione inoccultabile, essendo Teresa diventata madre nelle braccia di Benedetto.

Brevi furono gli anni lieti, che la moglie si rese apertamente infedele, tanto che il marito, per sottrarla al contatto della nostra razza a lei tanto piacente, com'ei diceva, la inviò presso i suoi genitori in Baviera insieme al piccolo Bruno di cinque mesi, terzo frutto dell'infelicissima unione. Ma anche questo espediente, che era per il Cagnacci la più penosa privazione, non gli riusciva efficace e confutava la sua psicologia della razza piacente. Infatti il suocero doveva confessargli con teutonica durezza la mala condotta di Teresa in Germania, la corrispondenza ch'ella teneva con un Fiorentino e la probabile origine adulterina di Bruno. Tutto questo gli scriveva in lingua tedesca; ma un interprete distratto glielo traduceva così: - La prego di darmi ancora uno schiarimento; se lei sa dell'altro, e se per caso lei non è nemmeno il padre del piccolo Bruno, giacchè l'altro scrive: guarda bene alla nostra carissima gioia, al nostro piccolo Bruno!

Allora il Cagnacci non è più di se stesso ma della passione travolgente che tutto lo rapisce. Teme che la donna tanto desiderata da lui, se già fu di qualcuno, oggi diventi di tutti; e così si accende sempre più di collera e di desiderio e prega il suocero di far sapere alla Teresa, dovunque si trovi, ch'ei le perdona e l'aspetta a Firenze presso di .

E così è. Ma la tolleranza nuova è breve e si svolge in una serie continua di giusti sospetti e di contestazioni, di fughe e di ritorni, di tormenti e di minacce. Una sera, dopo un alterco violento tra i coniugi e mentre Teresa sale il letto, il marito le getta una corda al collo e tenta di strangolarla: non vi riesce. Allora di piglio a un coltellaccio, la colpisce furiosamente due volte, la scanna. Afferra Bruno che dorme dolcemente nella sua culla, gli gira intorno al collo un'altra corda sottile, e la stringe forte, la lascia annodata alla gola, e getta il corpicino strangolato sul cadavere della madre: poi con mano ferma scrive sopra una striscia di carta: "chi mal vive mal muore". Quindi si arma di una rivoltella e corre per la città in cerca dell'ultimo amante di Teresa: lo rintraccia per via e gli spara contro tre colpi, ferendolo gravemente. Arrestato, narra freddamente la triplice strage.

 

 

 




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