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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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III.

 

Era trascorso poco tempo e si ripercotevano ancora gli echi del processo che riepilogava la nuova tragedia domestica, quando la furia di un altro marito geloso commoveva Firenze, la stessa città del Cagnacci e del Parentini. I conquistatori di donne d'altri ne furono sgomenti e si notò che il commercio dell'amore a prezzo fisso aveva avuto un notevole rialzo. Si imprecò alla mala arte dei difensori, e s'ebbe torto; si gridò alla perniciosa influenza di condanne troppo miti, e s'ebbe più torto che mai.

Enrico Nesi, giovine e infaticabile venturiero di piazza, aveva ragione di sospettare che, quando lasciava di buon mattino la moglie nel letto comune, un calzolaio suo amico prendeva il suo posto. Avvertì l'amico di questo sospetto e gli disse: - Se vi ci prendo, a te pago da bere, a lei do tutte coltellate. - Evidentemente il Nesi non possedeva il senso di imparzialità del Parentini e del Cagnacci.

E fu di parola. Una mattina va all'usato lavoro alle quattro. La moglie appende una calza alla finestra di Via Toscànella; poco dopo l'amante è nelle sue braccia. Alle sette dormivano e sognavano entrambi, quando a ripetuti colpi forsennati nella porta si riscotono, indovinano che sono in pericolo di vita.

Il calzolaio, copertosi alla peggio, si getta da una finestra assai bassa, ed è salvo. La donna invece crede di poter simulare indifferenza al marito e va ad aprirgli tutta assonnata in apparenza per giustificare il suo indugio. Ma il marito che aveva veduto fuggire per la finestra l'amico, caccia la mano in tasca, ne cava un coltello e lo ficca trenta volte nelle carni della moglie. Poi corre a consegnarsi, confessando il delitto e mostrando il coltello a cui erano avviluppati col sangue lunghi capelli.

Due comari accorrono a vedere la misera donna seduta sul pavimento in mezzo a una gran pozza di sangue, e accennante con le mani al soccorso, e intanto che si ritraggono inorridite l'infelice richina la testa sul petto, poi la getta all'indietro, quindi cade riversa.

Sopra il suo corpo fatto cadavere furono riscontrate trenta ferite: due nella gola, cinque nel lato destro del petto, dodici nel sinistro, cinque nella parte posteriore, tre nel braccio sinistro, due nel destro, una nella cervice, le quali attestavano l'impeto e la rabbia onde aveva agito la gelosia nello scoppio subitaneo della sua espansione.

Il calzolaio non bevve al bicchiere dell'amico, ma nemmeno subì il tradimento della sua parola.

 

 

 




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