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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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I.

 

A che non attribuirebbe l'uomo i suoi malefizî piuttosto che alla sua colpa? Se non attribuisce alla divinità le sue virtù e le sue fortune, le addossa volentieri i suoi vizi e i suoi delitti. E però Giordano Bruno disse il cielo popolato di "larve, statue, figure, immagini, ritratti, processi ed istorie di nostre avarizie, libidini, furti, sdegni, dispetti ed onte"12.

Una gran parte degli antichi sacrifizî non si fonda su altra ragione se non quella di propiziare gli dèi col sangue. I profeti ebrei e gli autori greci raccontano con orrore gli olocausti umani inalzati alle divinità Fenicie e Cartaginesi; eppure la povera figliola di Jephte va piangendo invano sui monti la sua verginità sacrificata. Le Saturni Hostiae son esempio di tali sacrilegi presso i Romani, anche se Plinio non ci avesse fatto sapere che nei primi tempi della repubblica hominum occidere religiosissimum erat. La sanguinaria usanza, non interrotta mai attraverso la storia dei Peruviani, dei Tartari, degli Indiani, dei Messicani, si riepiloga tristamente in un fatto di data gloriosa e iniziatrice dell'êra moderna, quando nell'invadere il nuovo mondo gli Spagnoli fanno voto pio di sacrificare ogni giorno in onore dei dodici Apostoli dodici Americani.

E quando la superstizione trapassa dal sangue nel pudore, ci rivela la prostituzione religiosa delle Kadesse, il libertinaggio mistico delle Tesmofere, l'eucarestia oscena dei Manichei, le messe nere dei Demoniaci, l'impudicizia rituale degli Alentini, presso i quali la nudità è il costume sacerdotale.

Nei riti del cristianesimo non è traccia di tali innesti sacrileghi della fede col malefizio. Agli olocausti umani si sostituiscono quelli di piante e di animali; ma già nel Vecchio Testamento il sacrifizio di Isacco rimane sospeso per volere di Dio. Ciò non toglie che la più crassa ignoranza di delinquenti cristiani faccia mescolare la superstizione col delitto.

La banda Manzi era carica di amuleti, quella Caruso collocava nei boschi e nelle grotte immagini sacre. Don Vincent di Aragona aveva cura di dare l'assoluzione allo studente che si era prefisso di assassinare. A Tréguier in Bretagna è tuttora una cappella dove si va a invocare dalla Madonna de l'Haine la morte del fratello odiato. I Camorristi napoletani della Sucietà dell'Omertà venerano per proprio protettore san Vincenzo O munacone e sant'Anna vecchia putente; i ladri siciliani si raccomandano a santo Dino e i Mafiosi a san Giovanni Decollato; i Nuraghes sardi13 portano offerte alla chiesa per propiziarsi dalla divinità la buona ventura d'una sanguinosa aggressione.

E ciò non toglie neppure che un'asceta fiorentina possa nella sua ossessione credersi ispirata ad un efferato uxoricidio da ciò che la forma cristiana offre di più commovente e di più puro alla fede: l'innocenza d'una vergine e l'amore d'una madre.

 

 

 




12 Spaccio de la Bestia trionfante



13 Dico Nuraghes per caratterizzare i Sardi dai loro noti ruderi di quel nome, con la forma della metonimia, che consiste nell'indicare i luoghi per la gente che vi abita intorno, a quello stesso modo che avrei detto: i Camaldoli (e questi sono un rione fiorentino) rubano e danno da fare alla polizia più che tutto San Frediano (e anche questo è un rione e non un santo da bestemmiare).

Ma un cavallino sardignolo ombrò, per la purità delia sua razza, a questo cenno (tanto discreto e imparziale quanto è vero che il capitolo dov'è incluso è dedicato a un'asceta criminale fiorentina) e credette tirarmi un leggiero calcio accusandomi pubblicamente di aver confuso i ruderi con la gente che vi abita intorno.

La bizza del cavallino può fare un certo scalpitìo all'orecchio di chi non abbia sott'occhio il testo calunniato. Ma ecco che lo lascio tale e quale in questa edizione, come lo lasciai tale e quale nella seconda, insieme a questa medesima protesta, non riuscendo a persuadermi che sia anche errato nella sostanza, se pure può non essere felice nella forma. La slealtà dell'accusa mi ha affezionato all'errore.

L'identificazione dei Sardi coi Nuraghes era fissa nella mia mente per il tocco saliente che dei generosi Sardi fa il Lamarmora, come di uomini immedesimati nei propri luoghi. "Come molluschi avviticchiati alle scogliere ove nacquero e ove moriranno, rimangono fossilizzati negli usi e nei costumi del passato." Per quanto poi attiene all'esattezza della notizia, debitamente ponderata sull'autorità donde fu assunta, richiamo ancora una volta la Relazione dell'inchiesta sulle condizioni della Sardegna, redatta da un deputato sardo, l'on. Pais, dove si racconta (pag. 50) come qualche delinquente sardo "portasse al parroco un'offerta per la chiesa a propiziarsi la divinità per la buona riuscita del delitto."

Le stesse cose risposi subito, dopo l'accusa fattami, nella Tribuna del febbraio 1908.






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