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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
III.
La casa di numero 14 oggi è demolita. Sotto i colpi del martello che l'ha distrutta insieme a tante altre della stessa via sono caduti i mattoni più marci e i calcinacci più fetidi e sono insieme fuggite le talpe più grasse e gli insetti più vigorosi. Quando la famiglia Gazzeri abitava due stanze del sesto piano di quella casa, le talpe e gli insetti erano i testimonî ma non i compagni d'una miseria e d'una disperazione estrema. Cinque persone dormivano in uno stesso letto in confusa promiscuità di teste, di braccia, di piedi; il solo Alessandro, disteso nel suo gran sonno di ubriaco, occupava un altro letto per sè. Ma che dico letti! mucchi di cenci e di fieno, anzi canili addirittura. E questa era la suppellettile della stanza migliore. Nell'altra più piccola si confondevano insieme la cucina, la latrina, la calzoleria e nelle ore di maggior disposizione al lavoro anche la fabbrica di monete false dello stampo di mezza lira.
Il Gazzeri o non lavorava o riserbava a sè solo il guadagno del suo meschino lavoro di ciabattino e di falsario. Ai quattro figlioli e qualche giorno anche a se stessa provvedeva la povera Augusta, che per lo più accattava pochi brincelli di pane, e, presi seco i figlioli, andava a sedersi presso la celebre Fonte del Cinghiale, modellata dal Tacca, e là divideva lo scarso e insipido desco annaffiato di sottoterra. Invece il marito divagava la fame e smaltiva l'ubriachezza con le più turpi violenze sopra la moglie. Quando poi era di buon umore, perchè gli era riuscita felicemente la coniatura d'una mezza lira, allora torturava la povera donna perchè la spendesse oppure la martoriava crudelmente se non riusciva a spenderla. Donde le scene più lugubri di pianto e di sangue, di disperazione e di ferocia, di pietà e di barbarie.
E tutto ciò accadeva nel cuor di Firenze. Chi avesse osservato una sola di quelle scene selvagge avrebbe imparato come le città hanno alla pari dei boschi i loro covigli, dove invece di belve superbe si annidano bestie abbiette, avrebbe imparato che all'estremo di tutte le gradazioni e di tutte le sventure v'è una miseria che si rivolta audacemente e osa impegnare una lotta contro la potenza congiurata dei diritti dominanti e dei fatti fortunati: lotta orribile, nella quale la miseria combatte l'ordine sociale a colpi di spillo col vizio ed a colpi di mazza col delitto.