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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
I.
"Da Montelupo si vede Capraia" dice il verso dell'antico proverbio toscano, tanto per offrire la rima all'altro che l'accompagna: "Iddio fa le persone e poi le appaia".
Quante e quali strane associazioni di pensiero non detta la rima, che la fantasia commentatrice presume attribuire a relazioni e non a semplici occasioni di richiamo! In realtà da Montelupo si vede Capraia, perchè questo paese sorge di fronte a quello, mentre l'Arno passa giocondamente nel mezzo, a quindici miglia del suo corso da Firenze. Ma da Montelupo si vede altresì, a breve distanza e sulla medesima sponda, un immenso e solitario edificio a quattro torri, vasto quanto mezza Capraia; e chi lo guarda e pensa alla triste accolta dì infelici che vi sono rinchiusi sente nel cuore inquieto come veramente la sorte non solo appaia gli uomini ma anche li accumula in una stessa occasione di sventura e di dolore.
Il mesto edificio fu un tempo ricca villa medicea: oggi è un manicomio criminale. Anime inferme, rivelate dai segni più evidenti e paurosi, giudicabili in osservazione per manifestata pazzia, condannati impazziti nello sgomento e nelle asprezze della pena, accusati prosciolti per irresponsabilità dimostrata da condizioni anormali, tutti insomma i folli palesi che cadono sotto la disciplina della giustizia sono inviati in questo triste luogo. Sono gli elegiaci della letteratura criminale, se l'elegia è lo stile dei miseri evolge al grave e al mesto quanto di estatico e di concitato è nella lirica.
Il ribrezzo del carcere qui si aggiunge alla tristizia dello spedale; la pietà dei pazzi rende più amaro il compianto dei colpevoli, il compianto dei colpevoli rende più profonda la pietà dei pazzi. È un lutto doppio e una doppia tristizia. E quale verità e quanto mistero! quanta sciagura e quale fatalità tra questa gente perduta! Voi leggereste le varie impronte di tanta miseria umana in quelle strane figure, or tristi or fiere or scialbe or cupe, che paiono vinte da uno stesso dolore; e pensereste che almeno in una gran folla di casi non è cagione del delitto la malvagità e la malizia ma la natura perversa, dato e non concesso che la malvagità e la malizia non siano nè naturali nè fatali.