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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
IV.
Ma rientriamo per poco nel triste asilo dell'Ambrogiana e lasciamo il suo ospite più celebre e antico, rinchiusovi dalla sua pazzia manifesta, che pur fece sognare ai mal dormienti sulla difesa dell'ordine pubblico cospirazioni e congiure.
Questo manicomio criminale non risponde affatto al sistema vagheggiato sotto un tal nome dalla scuola positiva. Non è se non una sezione di carcere e di manicomio insieme o un'infermeria del carcere fuori del carcere, dove si raccolgono in cura o in osservazione giudicabili e condannati.
Un istituto come questo era stato aperto fino dal 1850 a Drundrum in Manda, nel 1858 a Perth in Scozia, nel 1863 a Broadmoor in Inghilterra.
Altrove, come a Gaillon in Francia, si adotta una "sezione di pazzi criminali" nelle carceri comuni. Similmente si pratica in Germania nelle case penali di Bruchsal, Halle, Amburgo.
Nondimeno, così com'è oggi istituito, questo manicomio è almeno un breve passo verso il meglio e offre larga materia di studi e di esperienze raccolte come in un solo gabinetto di antropologia criminale. Un'esperienza che particolarmente è degna della massima considerazione è lo stato di salute degli infelici che sono mandati qui dopo avere espiato qualche anno di reclusione "inasprita dalla segregazione cellulare continua". La frase crudele non è mia, ma della giurisprudenza, che confessa come la pena non sia sempre un'emenda ma spesso una vendetta. Quegli infelici sono presi da una lipemania profonda per lo stato di abbrutimento in cui li riduce la segregazione. Tant'è che anche coloro i quali sono liberati da lunga pena senza aver toccato il manicomio criminale passano spesso dalla reclusione al manicomio comune per manifesta imbecillità, oppure tornano volentieri nel carcere per inveterata inadattabilità alla vita libera. E di questi lipemaniaci è ricca quella parte dell'Ambrogiana che è destinata ai cronici, alla quale appartiene anche il Passanante.
Confusi con i condannati, si custodiscono i giudicabili che attendono il giudizio dello psichiatra prima di quello del magistrato, il qual giudizio non sempre è conforme per spirito di diffidenza o per difetto di preparazione.
Vi si custodiscono, confusi con gli altri, accusati prosciolti per irresponsabilità derivante da pazzia, i quali, appunto perchè assolti e dichiarati innocenti, meriterebbero un soggiorno e un trattamento diverso da quello de' rei e de' condannati. Ma sopra tutto richiederebbero una diversa e assai maggiore mallevadoria, che non fosse quella della semplice proposta di un direttore di manicomio, per essere dimessi definitivamente da ogni custodia. Infatti, in grazia della nostra legge ibrida e incoerente sul tema della responsabilità, accade che un omicida furioso sia dichiarato impune perchè a causa della sua infermità di mente non può fare a meno di seminare stragi, ma nello stesso tempo sia consegnato "all'autorità competente per i provvedimenti di legge"15. Ora in una frase così disinvolta e superficiale, che sa di annotazione in margine, è riposta tutta la sicurezza sociale contro chi non è colpevole ma non per questo è meno pericoloso.
Chiedereste invano quale sia la competenza dell'"autorità competente" e quanta la provvidenza dei "provvedimenti di legge". Un attestato o una lettera del direttore del manicomio, che dichiari potersi liberare, anche a breve intervallo dal suo tremendo delitto, l'irresponsabile, perchè, nonostante questa sua definizione, non merita quella di soggetto da manicomio: ecco tutto il congegno d'una delle più delicate tutele sociali!
In varî reparti sono accolti gli agitati; e qui lo spettacolo si fa più triste e lugubre. Di sotto le coltri vedete protendere stentatamente e rabbiosamente teste arruffate e sconvolte, dagli occhi minaccianti mille vendette e mille paure, dalle gote or livide e or rosse, dall'espressione che ispira ad un tempo misericordia e terrore. Gli infelici giacciono interamente legati, con forti anelli ai malleoli e ai polsi, con larga cintura alla vita e talvolta con alto collare alla gola. E in questa posizione passano o piuttosto lascian passare i giorni, i mesi, gli anni, con una sola speranza in chi li osserva e con un solo conforto di chi li compiange: che non riacquistino mai la coscienza del loro stato.
Quali figure in ogni persona e sotto ogni aspetto! quali espressioni di incoscienza e di intrattabile destino! quanti segni di infermità o di degenerazione! Facce disformi, orecchie ad ansa, nasi obliqui, zigomi angolosi, fronti sfuggenti, cranî dalla forma e misura strana, bizzarre disposizioni di peli e di capelli, moti convulsi, incessi disordinati e instabili, logorree monotone e ostinate, leggende programmatiche di tatuaggio: tutto l'atlante del delinquente nato o pazzo o abituale è in questa raccolta viva di infelici.