| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
I.
Vittima o ribelle? colpa o sacrificio? Tali i lembi del velo impenetrabile che spesso avviluppa la figura misteriosa del delitto.
Chi non ha provato il dubbio e il sospetto, chi non ha patito il tormento dell'irresolutezza nel formare un giudizio o un proposito, non vi conosce, potenze occulte del vero e dell'ignoto. Solo i ciechi hanno confidenza con voi e pretendono distinguervi al tasto. I savi e i veggenti vi contemplano con occhio di stupore e con sentimento di religione, perchè tutto ciò che è ignoto e incomparabile col vero è sacro e inoffensibile mistero. Spesso non si è fondata sopra altro altare la divinità: i Latini si fecero un'iddia perfino della Febbre perchè non ne conobbero le cause: tra noi anche coloro che non credono all'immortalità onorano di incensi, di faci, di fiori, di epicedi la morte per omaggio all'ignoto che reca sotto la sua ala bruna: oggi le arti e le lettere si velano di un simbolo oscuro per suscitare almeno un sentimento di stupore e di confusione. La lussuria in gran parte si pasce d'una singolare curiosità del recondito, dell'intimo, dell'inesplorato; ond'è che spesso si dilegua dopo la prima soddisfazione della vista e del tatto. L'ineffabile non è che l'indefinibile. Il mistero che circonda l'innocenza e la colpa, la virtù e il delitto, l'amore e l'orrore, è sempre un dei maggiori argomenti di attenzione e di stupore, di curiosità e di commozione.
Gli uomini non professano il vero non solo per un volgare interesse a spacciare il falso ma anche per una istintiva e abituata tendenza all'artificio. Perfino una testimonianza è l'eco di cento impressioni e cento prevenzioni inconsciamente artificiose: un giudizio è il resultato di tali impressioni prevenzioni e per giunta è l'effetto di una contratta abitudine a ragionare con certi dati e certi procedimenti logici, per i quali l'impressionarsi e il convincersi del fisico è un'elaborazione intellettuale affatto diversa da quella del filosofo. Ed è pur diversa tra gli stessi giudici, e non solo tra popolari e togati, ma tra questi medesimi secondo che giudichino in un grado o in un altro.
La verità è un'astrazione: è l'assoluto tra i relativi; ciascuno l'apprende in grazia d'una particolare concezione dell'idea rispetto alla realtà; la certezza non è se non la conformità della nozione dell'idea alla realtà: e però non è se non uno stato subiettivo determinato dal lavoro dei sensi.
La calma perfetta delle facoltà intellettuali e attive che Pirrone, maestro degli scettici, chiamò apatia, è scetticismo quando si risolve nell'astensione dal giudizio intorno agli effetti per disconoscenza delle cause, come se si nega il moto intanto che si cammina, ma è logica inconfutabile quando non nega gli effetti ma trattiene il giudizio intorno alle cause, come se nega il moto non già nelle sue apparenze e nei suoi effetti ma nella sua realtà intrinseca e nelle sue leggi. Per modo che un giudizio forense dovrebbe spesso arrestarsi dinanzi alla fallita ricerca dei fatti nei loro effetti inesplorabili e dovrebbe sempre astenersi rispetto alle loro ragioni inconoscibili, sì com'è sempre inconoscibile, in senso assoluto, la responsabilità dell'uomo.
Ma poichè gli uomini prendono piacere e profitto dalle convenzioni e dai ludi del mondo, bisogna pure che giudichino, come bisogna che artefacciano e prendano a giuoco in ogni relazione civile la verità. E allora non solo vogliono affermare la realtà dei fatti umani ma presumono anche di definirne la ragione, cogliendo, stringendo in pugno e persino misurando e pesando in un chicco di miglio quello che è di più inafferrabile e imponderabile: la responsabilità umana.