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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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III.

 

Narrava il vero o il falso Averardo Bracciotti? Era vittima o ribelle? Fu complicità o paura il suo contegno? La sua ambascia davanti allo sconcio cadavere di Annina fu pietà o simulazione? E l'epilogo del fatto doveva essere pietà per lui o condanna?

Il Bracciotti fu giudicato; ma uno spirito cauto e illuminato mal saprebbe persuadersi se quello stesso giudizio fosse errore di ciechi che si fanno duci o giustizia di giudici che colgono nel segno per caso. Si arrestò come unico e certo colpevole chi si era trattato e si doveva trattare come vittima, e, fattosi centro sopra questo giudizio preconcetto col compasso della polizia, si pretese dimostrare la quadratura del circolo. Si cominciò a dire: - È lui! - Ma se era altri? Questo non si pensò neppure. - È lui, è lui! - si seguitò a dire. Ma che almeno potevano essere altri con lui non si volle pensare. Onde accadde che si dimenticò che da solo il Bracciotti non si sarebbe potuto legare, come poi fu alla prova riconosciuto; si dimenticò che delle migliaia di lire rubate non un centesimo era stato trovato addosso a lui, che pure era rimasto sul luogo del delitto; si dimenticò che neppur uno dei vari arnesi che necessariamente si erano adoperati nello scasso s'era rinvenuto in quel luogo; si dimenticò che un solo artefice del misfatto non avrebbe avuto tempo modo di consumarlo. - È lui, è lui! - seguitò a ripetere la polizia per compensarsi della sfortuna delle sue ricerche; e quasi finì per crederlo; cosicchè non trovò e non cercò altri altro. E se non avesse inciampato, come in un ingombro sensibile sul cammino d'un cieco, nel Bracciotti legato e impacchettato come un fardello pronto per la spedizione, non avrebbe trovato neanche lui! E, in verità, all'infuori di questa singolare posizione di Averardo, non si fornì ai giudici altro mezzo di convincimento. Onde l'accusa si fondò e la causa si definì sul ragionamento, non sulle prove.

Si pensò all'inverosimiglianza del racconto dell'incolpato; si riflette che nessuno meglio di lui conoscesse la casa spogliata; si argomentò che gli assassini avrebbero dovuto disfarsi prima dell'uomo che della donna; si disse che troppo tempo egli era rimasto nella quieta e passiva posizione di vittima. E non si pensò che delle ragioni e degli avvolgimenti del delitto è follìa dettar regole di logica e di misura; non si riflette che ladri confessi hanno spesso fatto stupire i derubati dell'intima e perfetta conoscenza dimostrata delle loro abitudini e dei loro ripostigli; non si seppe credere che i manigoldi di via Parione potessero aver risparmiato la vita dell'uomo per far cadere su di lui i sospetti della strage della donna; non si considerò quali e quanti potessero essere gli effetti della paura in un uomo assalito da una violenza inaspettata: della paura a cui i consoli romani coniarono medaglie raffiguranti non solo l'effigie della donna esterrefatta ma anche dell'uomo atterrito: della paura a cui Alessandro il Macedone dedicò olocausti prima di combattere. E poichè un atroce delitto non doveva rimanere impunito, un pauroso fu forse della sola paura punito.

 

 

 




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