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Giovanni Rosadi
Tra la perduta gente

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VI.

 

L'arte novissima, auspicando all'umanità un sistema sociale estrocentrico, inneggia ai peccati radiosi, si ispira ai lampi di un bel delitto, si accende alle fiamme d'ambizione perverse ma titaniche, si esalta alle magnifiche stragi ad arme bianca. Legouvè chiama le donne che uccidono per amore, le sublimi omicide, il Lemaître le saluta col nome di angeli dell'assassinio, il Barrès adora lo Spagnolo perchè sa essere appassionato e feroce, mistico e crudele, desidera veder sangue, mordere, annientare.

 Elisabetta d'Austria, un'imperatrice nell'ultimo abbandono delle sue sventure, è distrutta dal pugnale anarchico; ed ecco il poeta scorge nel delitto la virtù del ferro che compie l'opera del Destino. L'assassinio non è per lui deplorevole perchè fatale e diventa un saggio squisito d'arte perchè il colpo è estetico e perchè la vittima può ancora navigare per pochi momenti sulle acque azzurre del lago. Il suo dolore e il suo sogno erano maturi come quei frutti di settembre ch'ella mangiava seduta sulle rocce lacustri guardando impallidire le belle acque. Il Destino, che aveva scosso con fulmini così grandi le sommità di quell'anima solitaria, la trattò con una mano altrettanto ardente e forte nell'ora in cui vide la necessità di staccarla dalla vita e di fissarla nella memoria degli uomini per mezzo dell'avvenimento impreveduto. Sotto il colpo rapido e preciso la beltà secreta di quella vita imperiale si rivelò subito ai nostri occhi in un rilievo netto e puro, come il bronzo della statua immortale splende d'un tratto fuor della ganga spezzata dal colpo del martello brutale. In quella fine sanguinosa fu una perfezione che si elevava all'altezza della tragedia sopra la cronaca monotona della morte, una morte armoniosa.

E ancora lo stil nuovo, benchè riposto tra le pieghe della tunica talare, penetra profondamente nella causa del medesimo assassinio e vi scorge

 

il disperato dei vecchi secoli

dolore accolto tutto in un'anima

sognante una nequizia

grande che par giustizia;

 

e si spinge fino a intravedere acutamente in quella morte l'indizio e quasi l'auspicio d'una vita più viva e vissuta:

 

È fatto nuovo, che tra le lacrime

paterne lieto matura a' parvoli,

e di vita più forte

fa messaggio la morte?19

 

Il colpo dell'anarchico di Ginevra appare così bello nella sua estetica criminosa, anche perchè scevro di quel solo e scarso interesse che si può scorgere nei sacrificî anarchici, quale è l'odio verso i partecipi della potestà civile, che la medesima interpretazione di bellezza sorge spontanea anche nella mente del mite poeta di Myricae, che canta al carcerato:

 

Dormi? Oh! lontano tu sei già trascorso.

Nel sonno oscuro il tuo pensier calpesta

Suolo senz'eco e vie senza rimorso

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

perchè l'hai tolto a qualche regia scure

il ferro per il tuo pugnal plebeo.

 

 

 




19 P. Gius. Manni d.s.p., Elisabetta d'Austria; Ode. Firenze, 1898.






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