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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
VII.
Ecco che nell'estetica del delitto l'arte nuova incontra ed esalta sè stessa; invece la scienza vi scorge una malattia. Vi scorge un eccesso morboso del senso estetico, che si rivela manifesto quando tende a suggestionarsi, quando si sforza di ostentare pregi e virtù dove non sono che istinti e vizi, quando ricerca e riconosce il segno della bellezza nei fenomeni stranieri al fine e alla legge di conservazione del mondo attuale, quando insiste in un lusso di attività e di energia che conducono al contrasto e alla distruzione di altre attività ed energie più utili, anzi indispensabili all'umanità, quando del male che descrive non fa il ponte che si attraversa per giungere alla sorgente del piacere ma forma l'oggetto stesso del piacere, l'eccitante estetico immediato.
L'arte nuova, consapevole e sgomenta delle esaurite dovizie dell'antica, costretta a ricercare effetti nuovi e compensi inusitati, non fa che raccogliere e sfruttare fatalmente questi elementi che sono nella realtà della vita attuale: allora non è che il delirio di questa febbre di stimoli e di emozioni. Perciò è decadente, perche tale è un costume che non conosce freni nè sacrifici negli istinti del piacere, che non conosce misura nella conquista delle più raffinate emozioni. Ma è intima e rispondente al suo tempo, perchè deriva direttamente da una tale istintività infrenata, più intima dell'arte d'altri tempi, la quale non ci ha sempre rispecchiato tutta la verità delle loro tendenze istintive. Oggi le tendenze si comunicano meglio, forse si sentono di più, certo si ostentano volentieri; ecco perchè un'estetica nuova che anima il delitto e ispira l'arte è al tempo stesso intima e ostentata, languida e audace.