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| Giovanni Rosadi Tra la perduta gente IntraText CT - Lettura del testo |
XII.
Il contrario è da pensare rispetto a quella simulazione d'arte che non professano stilisti preziosi e decadenti, ma scrivanelli impuberi e precoci, scimmie impotenti fin nel peccato.
Questi poveri esteti non sono soltanto finzioni letterarie ma rappresentanze d'un ceto. Giovinetti male iniziati si suggestionano a segno da professare strane teorie intorno al diritto degli alunni d'Apollo, di tutto concedersi e nulla rispettare, di ribellarsi ai precetti della morale volgare, di subordinare il mondo ad una falsa arte anche nella realtà della vita. E, quel ch'è peggio, è stato saviamente avvertito22, non mancano in questa vecchia società i plaudenti a cosiffatti enunciati, sol perchè derivano dalla classe privilegiata degli esteti; e in tal modo genitori vani e innamorate scipite ammirano come eroismi le aberrazioni incoscienti dei loro beniamini, che perciò son così arroganti spregiatori d'ogni cosa seria e assennata. Di fronte a costoro scompare il fenomeno artistico e sorge il fenomeno e il pericolo sociale.
Per fortuna non si tratta di uomini ma di superuomini; ma i loro propositi sono troppo ostinati perchè i poveri diavoli che si chiamano semplicemente uomini non debbano mettersi in guardia contro un'estetica novissima, non destinata al convegno delle Muse ma al congresso degli antropologi e al manicomio criminale.